lundi 30 janvier 2017

Saint PELLEGRINO, évêque

San Pellegrino Vescovo di Triocala


Secondo la leggenda l'apostolo Pietro dopo avere ordinato vescovo Pellegrino, originario di Lucca di Grecia, da Roma lo manda in Sicilia insieme ad alcuni compagni allo scopo di convertire i pagani dell'isola alla fede cristiana. Pellegrino sbarcato alla foce del fiume Verdura, oppure, secondo altri, ad Eraclea Minoa (ricordata col nome di piccola Cartagine), si sofferma qualche giorno per predicare. 

Malgrado le difficoltà iniziali riesce a convertire parecchi alla fede di Cristo, dopo di che decide di portare a compimento quella che sembra sia la principale impresa della sua missione e si avvia verso la città di Triocala, che era distante 16 miglia da Eraclea Minoa e si trovava nella terra di Caltabellotta. Era lì infatti che in una caverna del monte dimorava un feroce dragone aduso ad uccidere quanti incontrava, uomini e animali, e a cui gli abitanti di Triocala offrivano in pasto, per quietarne la fame, teneri fanciulli estratti a sorte tra la popolazione. Era tale flagello che Pellegrino correva a debellare, per ordine di Pietro e per volontà di Dio, mossosi finalmente a pietà degli empi idolatri. 

Lasciata Eraclea, Pellegrino raggiunge così in barca la foce del Verdura e da lì prosegue a piedi guidato da un angelo. Arrivato a Triocala a delle donne egli chiede invano un tozzo di pane in elemosina, avviene qualcosa di portentoso. Dal forno esse estraggono i loro pani trasformati dopo la cottura in duri sassi e del prodigio è subito piena la città. Ricercato invano dalle autorità che vogliono conoscere l'autore della miracolosa trasformazione, Pellegrino riappare solo il giorno in cui la milizia si reca a prelevare il bimbo estratto a sorte per il pasto del drago. 

Mosso così a pietà, il sant'uomo, dopo avere rassicurato l'infelice donna, le promette in nome di Dio onnipotente la salvezza del figlio e la sconfitta del Maligno. Tolto quindi di mano il fanciullo ai soldati è egli stesso che si avvia verso il covo del terribile drago, seguito a distanza dalla madre della vittima e da una moltitudine di gente incuriosita ed affascinata. 

Ma non appena il drago, che discendeva baldanzoso dalle balze del monte, giunge al cospetto di Pellegrino, eccolo arrestarsi pieno di terrore e, con grande meraviglia di coloro che seguivano a distanza, emettendo terribili strepiti, retrocedere fino alla sua caverna. Pellegrino, seguito questa volta da un gruppo più sparuto di persone, insegue il mostro e raggiuntolo gli conficca nelle fauci spalancate il suo miracoloso bastone. Il terribile dragone è così sprofondato per sempre nell'abisso di una spelonca. Il fanciullo salvato viene tosto battezzato col nome di Liberato e coloro che avevano assistito al portento, istruiti da Pellegrino abbracciano subito la fede di Cristo. 

Deciso a menare vita eremitica, Pellegrino scelse poi una grotta posta poco più in alto di quella del dragone e ivi si installò dedicandosi alla meditazione e alla preghiera. 

La fama delle sue imprese lo costringe tuttavia a scendere ben presto in città. Richiamato a furor di popolo egli è così accolto dai governanti di Triocala i quali, non appena ebbero ascoltato dalla sua bocca la parola del Vangelo, immediatamente si convertirono. Anche le svariate guarigioni che egli opera sugli ammalati accorsi a vederlo contribuiscono ad aumentare le conversioni. 

Chiese ed altari vengono quindi fatti erigere da Pellegrino per la nuova fede ed egli, da buon Vescovo, si adopera ad organizzare la Diocesi che presiederà per 30 anni, fino all'età di 70. Tra i sacerdoti che verranno da lui ordinati vi sarà Liberato il quale coronerà la sua carriera divenendo anch'egli vescovo di Triocala e infine santo. 

Una tradizione lo vuole martire durante la persecuzione di Nerone. Un altro racconto vuole che egli sia rimasto illeso alle torture dei carnefici e sia tornato a vivere nella sua grotta fino al giorno in cui spirerà pacificamente attorniato dal conforto del suo popolo. 

Una volta morto, Pellegrino venne sepolto nei pressi della grotta in cui aveva dimorato; pare però che in seguito le sue reliquie siano state trasferite a Lucca di Grecia dove tuttora esiste il culto. 

Dopo la scomparsa della città e diocesi di Triocala, in seguito alla conquista araba della Sicilia, il culto di S. Pellegrino continuò nel nuovo centro di Caltabellotta. Accanto alla grotta dove egli dimorò era sorto anche un convento, ingranditosi notevolmente nel tempo, nel quale dimoravano parecchi eremiti che votati a Pellegrino erano addetti alla celebrazione del suo culto. 

La festa viene celebrata il 30 gennaio e a Caltabellotta il 18 agosto.


Autore: Raimondo Lentini

Saint DAVID GALVAN BERMUDEZ, martyr

San David Galvan Bermudez Martire Messicano



Emblema: Palma

Martirologio Romano: A Guadalajara in Messico, san Davide Galván, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione messicana, avendo rivendicato la santità del matrimonio, fucilato dai soldati senza processo, ottenne la corona di gloria.

Nacque a Guadalajara, Jalisco il 29 gennaio 1881. Professore nel Seminario di Guadalajara. La sua grande carità verso i poveri ed i lavoratori lo spinsero ad organizzare ed aiutare il gruppo dei calzolai, lavoro che effettuó a fianco del padre. Strenuo difensore della santità del matrimonio aiutò una ragazza perseguitata da un militare, che, già coniugato, desiderava contrarre matrimonio con lei. Questo fatto procurò al padre Galván l`inimicizia del tenente che, alla fine, divenne il suo giustiziere. Il 30 gennaio 1915 mentre cercava di aiutare spiritualmente i soldati feriti in un combattimento avvenuto a Guadalajara, fu fatto prigioniero. E, di fronte a coloro che erano incaricati di giustiziarlo, mostrò il petto per ricevere le pallottole.

Autore: Mons. Oscar Sánchez Barba, Postulatore


Bienheureux BRONISLAW MARKIEWICZ, prêtre salésien et fondateur


Bienheureux Bronislaw MARKIEWICZ
Nom: MARKIEWICZ
Prénom: Bronislaw
Nom de religion: Bronislaw
Pays: Pologne

Naissance: 13.07.1842  à Pruchnik (Pologne)
Mort: 29.01.1912  à Miejsce Piastowe
Etat: Prêtre – Salésien - Fondateur

Note: Prêtre le 15.09.1867. Ministère auprès des pauvres, spécialement des enfants, dans l’esprit de Don Bosco. Fonde les Pères de saint Michel archange, puis les Sœurs de saint Michel archange.

Béatification: 19.06.2005  par Benoît XVI
Cérémonie à Varsovie présidée par le Card. Jozef Glemp, Primat de Pologne
Homélie de Mgr Jozef Michalik, archevêque de Przemysl des Latins, président de la Conférence épiscopale polonaise

Canonisation
Fête: 29 janvier

Réf. dans l’Osservatore Romano: 2005 n.26 p.1.6-8
Réf. dans la Documentation Catholique:
Notice

Bronislaw Markiewicz naît en 1842 à Pruchnik près de Jaroslaw en Galicie (Pologne). C’est une famille de la petite bourgeoisie Son père est maire de la localité. Bronislaw est le 6ème de 11 enfants. Son éducation est très chrétienne. Il passe une enfance heureuse, mais la Galicie connaît à l’époque une grande pauvreté. Il y a des mendiants dans la rue et des gens meurent de faim. A l’école, le climat est hostile à l’Église et Bronislaw est un moment ébranlé dans sa foi, mais il se ressaisit vite. A la fin de ses études secondaires, il entre au Grand Séminaire de Przemysl, siège de l’archidiocèse des latins. Le 15 septembre 1867, il est ordonné prêtre, en même temps que Jean Sébastien Pelczar 2 (canonisé par Jean Paul II en 2003) qui deviendra plus tard son évêque. Il commence son ministère paroissial comme vicaire, puis curé. En même temps, il s’occupe des pauvres et fait des distributions de nourriture gratuite à tous les nécessiteux. Il s’intéresse particulièrement aux garçons pauvres. Pour mieux servir les enfants, il fait des études de pédagogie, de psychologie et d’histoire à l’université de Lviv (ou Léopoli) et de Cracovie. Il continue son ministère paroissial, puis il est nommé au séminaire comme professeur et ensuite préfet, sans cesser de s’occuper des pauvres ; il lutte aussi contre le fléau de l’alcoolisme qui sévit en Pologne. Il écrit un jour ces paroles prophétiques au sujet de sa patrie : « Notre terre est abondamment baignée du sang des martyrs et des héros tombés pour la foi. Ce sang pesa sur la balance de la justice divine. En considération de celui-ci et des prières de nos saints, malgré l’indignité et la misère d’un grand nombre d’entre nous, le Seigneur a accordé à beaucoup de nos compatriotes, et il leur accordera encore, des grâces extraordinaires. Et ces derniers, à travers leurs œuvres et leurs actions, rendront célèbre le nom de la Pologne parmi les nations, plus que ne l’ont fait les victoires de Grunwald, de Choczim et de Vienne (contre les chevaliers Teutoniques en1410 et les Turcs en 1673 et 1683). Ce seront des victoires de l’esprit (...) non plus grâce à l’épée de nos héros, mais avec la puissance de la parole, de la littérature et l’exemple édifiant de la vie chrétienne. » Il faut se rappeler qu’à cette époque (1875), la Pologne était soumise au joug de plusieurs nations étrangères et luttait pour ne pas perdre son identité, notamment culturelle. Le Père Bronislaw écrit encore en vrai prophète : « Polonais, le Très-Haut nous aimés plus que d’autres nations, il a permis que règne cette oppression sur vous, afin que, purifiés de vos péchés, vous deveniez un modèle pour les autres nations…Et votre élévation de la part de Dieu sera plus haute lorsque vous donnerez au monde un Grand Pape » (‘La lutte non sanglante’).
Son amour pour les enfants pauvres le pousse vers la vie religieuse. Il se rend en Italie, près de Turin, avec le vif désir d’entrer dans un Institut religieux voué à l’éducation et à la formation de la jeunesse. Il entre chez les Salésiens où vit encore le saint fondateur, don Bosco et peu de temps avant sa mort il a la joie de faire ses vœux entre ses mains, le 25 mars 1887. A cette grâce s’ajoute celle de faire connaissance de deux autres Salésiens qui seront béatifiés: don Rua, le successeur de don Bosco (béatifié par Paul VI en 1972), et un compatriote, Auguste Czartoryski (Béatifié par Jean Paul II en 2004). Mais, épuisé par le travail et aussi par le changement de climat, il tombe tuberculeux et risque de mourir. S’ensuit une longue période de soins et de convalescence. Après six ans de séjour en Italie, il revient dans sa patrie. Il est nommé curé à Miejsce Piastowe et s’engage dans le service des jeunes. Il crée un orphelinat et des ateliers assurant un toit et une formation pour plusieurs centaines d’entre eux. Bref, il a le souci de s’occuper d’eux non seulement au point de vue spirituel mais humain. Il dit : « Je voudrais recueillir des millions de garçons délaissés, de tous les peuples, les nourrir gratuitement et habiller leur corps et leur esprit. » Il projette de créer une congrégation pour s’occuper des jeunes à la manière de don Bosco ; il pense à lui donner le nom de : « Société de tempérance et de travail » (1898). ‘Tempérance’, parce qu’il songe à l’alcoolisme ; il crée un magazine qui porte aussi ce nom. Il veut placer son oeuvre sous la protection de saint Michel. Ainsi naissent deux instituts : Les Pères de saint Michel archange, puis les Sœurs de saint Michel archange. Son évêque Mgr Pelczar accueille favorablement son œuvre en 1902, mais il rencontre beaucoup de difficultés. Cependant il prédit que sa congrégation sera reconnue après sa mort. Il fonde un deuxième orphelinat à Pawlikowice en 1903, qui héberge bientôt 400 enfants. Épuisé par ses austérités et par son dévouement sans bornes, il meurt en 1912 à Miejsce Piastowe âgé de 69 ans. Sa congrégation est reconnue comme il l’avait prédit : pour les hommes en 1921, et pour les femmes en 1928..


BRONISLAO MARKIEWICZ (1842-1912)

Bronislao Markiewicz, the sixth of the eleven children of John Markiewicz, City Mayor, and Marianna Gryziecka, was born on the 13th of July 1842 in Pruchnik, Poland, in the present day Archdiocese of Przemyśl dei Latini. In his family home, he received a solid religious formation. Nonetheless, during his secondary studies in Przemyśl he experienced a certain wavering in the faith due, in large part, to the strong anti-religious atmosphere which dominated the school. However, he succeeded in overcoming this in a relatively short period, once again finding peace and serenity.

Feeling a call from God to the priesthood, the young Bronislao entered the major seminary of Przemyśl in 1863 after having received the Maturity diploma. Upon completion of the regular course of study he was ordained to the priesthood on September 15, 1867. Following six years of pastoral wok as a parochial vicar in the Parish of Harta and the Cathedral of Przemyśl, seeking to become better equipped to work with youth, he studied pedagogy, philosophy and history for two years in the Universities of Leopoli and Cracow. In 1875 he was named pastor at Gac and in 1877 pastor at Błażowa. In 1882 he was entrusted a teaching position in pastoral theology and the Major Seminary of Przemyśl           

Hearing a call to the religious life, he left for Italy in the month of November 1885 and joined the Salesians where he had the joy of meeting Saint John Bosco before whom he professed religious vows on March 25, 1887.

As a Salesian he carried out the various tasks assigned to him by his superiors, which he sought to accomplish with dedication and zeal. Due to the austerity of the lifestyle and the change of climate, Fr. Bronislao fell gravely ill with consumption in 1889, to the point of having been considered close to death. Having recovered from his illness, he convalesced in Italy until March 23, 1892 when, with the permission of his Superiors, he returned to Poland where he assumed the assignment of Pastor at Miejsce Piastowe, in Przemyśl his native Diocese.

In addition to his ordinary pastoral activity, Father dedicated himself, in the Spirit of St John Bosco, to the formation of poor and orphaned youth. He opened an institute in which he offered his students both material and spiritual support preparing them for life with a professional formation in the schools around the institute itself.  To carry on his work, he decided in 1897 to found two new religious congregations based on the spirituality of St. John Bosco, adapting his rules to reflect their own Charism. Once again received among the clergy of the Diocese of Przemyśl, Father Markiewicz continued his work as Pastor and Director of the Society (erected in 1898) which he named Temperance and Work,  seeking to obtain its approbation as a religious institute. The approbation was granted a few years after his death: in 1921 for the male branch and in 1928 for the female branch.

With the approval and blessing of his bishop Saint Joseph Sebastian Pelczar, Fr. Bronislao continued his activity forming youth and abandoned and orphaned children. He was assisted by collaborators to whose preparation and formation he himself always contributed. Already at Miejce Piastowe he had offered a home and formation to hundreds of children giving of himself totally for them. Always desiring to do more for them, in the month of August of 1903, Fr. Markiewicz opened a new house in Pawlikowice, near Cracow, where over 400 orphans found a house and the possibility for spiritual and professional formation.

His total dedication to children, his heroic self-denial and the enormous work he accomplished, quickly exhausted the strength of Fr. Markiewicz,. undermining his health, which was already greatly compromised from his illness in Italy. All of this led rather rapidly to the end of his earthly pilgrimage which came on January 29, 1912.

Both before and after his death he was considered an extraordinary man. As the fame of the sanctity of Bronislao Markiewicz continued to constantly increase, the Superiors of both religious institutes of St Michael the Archangel, founded by him, asked the Bishop of Przemyśl to initiate the process of beatification of their founder, which began in 1958. Having completed the procedure for the Cause, on July 2, 1994 in the presence of his Holiness John Paul II, the decree of heroic virtue  was promulgated and ten years later on Dec 20th 2004 the decree of the Miracle performed by God through the intercession of  Fr. Bronislao was promulgated, thus opening the way for his beatification.    
Founder - Father Bronislaw Markiewicz

The Congregation was founded by Blessed, Father Bronisław Markiewicz. Born on 13th July 1842 in Pruchnik near Jarosław (south-eastern Poland), he was a priest of the Przemyśl Diocese, and was a revered churchman recognised for his spirit of sacrifice. He was also professor of the local Major Seminary. From the very beginning of his priestly life, he was particularly sensitive towards the religious, moral, and material negligence of children and youth and to the misery of simple people. He spoke strongly against the national vices of the Polish nation. In his opinion the solution of social problems depended upon the proper education of young people and on changing the moral climate of the whole society.
Following the divine voice, he went to Italy and became a follower of Saint John Bosco. After seven years, in 1892, he returned to Poland and was put in charge of the parish in Miejsce Piastowe (south-eastern Poland). In addition to his pastoral work, he provided a widespread educational system, which not only included academics but also dealt with the spiritual and physical growth of the children, in the houses established by him. He soon thought of founding a new religious congregation.
On 23rd September 1923, he petitioned the Bishop of Przemyśl and the Pope to allow him to found the Congregation of St. Michael the Archangel. In spite of intensive efforts on his part, Father Markiewicz did not live to witness its approval and died on 29th January 1912. On 29th September 1921, Adam Stefan Sapieha, Bishop of Krakow, issued the Erecting Decree of the Congregation. On 15th June 1966, the Congregation w as affirmed under papal law. The beatification took place in Warsaw on June 19, 2005.
Epitaph of the Blessed Founder in St. Michael's Church. Our founder also gave the beginning to the Michaelite Sisters.


Beato Bronislao Bonaventura Markiewicz Sacerdote

Pruchnik (Galizia, Polonia), 13 luglio 1842 - Miejsce Piastowe, Podkarpackie (Polonia), 29 gennaio 1912

Sacerdote polacco, entrò tra i salesiani a Torino ed emise i voti perpetui nelle mani di San Giovanni Bosco. Tornato in Polonia decise di fondare la Congregazione di San Michele Arcangelo. “Tutto per Maria”, motto presente nella vita di tanti santi della Chiesa, esercitò un’influenza particolare anche nell’arco di tutta la vita di Padre Bronislao Bonaventura. Dichiarato Venerabile da Giovanni Paolo II il 2 luglio 1994, il cardinale Jozef Glemp lo ha beatificato il 19 giugno 2005, dando lettura della Lettera Apostolica del papa Benedetto XVI.

Formatosi nell’ideale salesiano dei primi tempi, portò in Polonia l’opera sociale di S. Giovanni Bosco; staccatosi per incomprensioni dall’Opera Salesiana, fondò nella sua Patria due Congregazioni religiose per l’educazione della gioventù povera e abbandonata.

Bronislao Markiewicz nacque a Pruchnik (diocesi di Przemysl) in Polonia, il 13 luglio 1842, sesto degli 11 figli del borgomastro della città; cresciuto con principi religiosi, perse la fede durante gli studi liceali a Przemysl, ma la sua solida base cattolica permise di recuperarla qualche anno più tardi.
A 21 anni, nel 1863 entrò nel Seminario diocesano di Przemysl e dopo l’itinerario di studi necessari, fu ordinato sacerdote il 15 settembre 1867.

Le sue prime esperienze e i primi incarichi furono in diocesi; viceparroco a Harta e nella cattedrale cittadina, parroco di Gacz e di Blazowa. Ma dando seguito al suo desiderio di dedicarsi alla formazione della gioventù, volle perfezionarsi negli studi di pedagogia e filosofia, frequentando il biennio 1873-1875, presso le Università di Leopoli e di Cracovia; ma fu interrotto perché richiamato in diocesi dal Vicario.

In seguito il suo ministero si esplicò in vari incarichi; insegnante di teologia morale in seminario, prefetto dei chierici, confessore e cappellano delle suore benedettine e carmelitane, assessore concistoriale, giudice e censore ecclesiastico.

Nel 1885 a 43 anni ci fu la svolta della sua vita, volendo far parte di una congregazione dedita principalmente all’educazione della gioventù abbandonata e povera, decise di entrare fra i salesiani.
Si recò a Torino Valdocco, dove fu accolto dal fondatore s. Giovanni Bosco (1815-1888) e dopo il noviziato emise i voti nelle sue mani il 25 marzo 1887.

Espresse il desiderio di ritornare in Polonia con altri connazionali e con il salesiano principe Augusto Czartoryski (1858-1893) oggi Beato, per fondarvi una Casa salesiana per l’educazione dei giovani poveri, ma non fu appoggiato dai superiori.

Altri incarichi gli furono affidati nel triennio successivo; assistente dei chierici a S. Benigno Canavese; professore di storia della teologia morale a Valsalice; confessore nell’Ospizio S. Giovanni Evangelista a Torino; insegnante privato del principe Czartoryski; cappellano delle “Figlie di Maria Ausiliatrice” a Bordighera; confessore e assistente nella cartiera salesiana di Mathi (Torino).

Negli anni 1889-1890, si ammalò gravemente per il diverso clima e per la debolezza derivante dalle sue mortificazioni, ritenendolo in pericolo di vita, il successore di don Bosco, il beato Michele Rua, lo fece rientrare in Polonia, come parroco di Miejsce Piastowe, diocesi di Przemysl (1892).

L’aria natia lo fece ristabilire presto e prese ad organizzare una Casa per l’educazione della gioventù povera ed abbandonata, denominandola: “Casa don Bosco”.

Colpito dalle trasformazioni sociali nel mondo, che facevano seguito alla pubblicazione del “Manifesto” di Carlo Marx, padre Bronislao Markiewicz si convinse che il futuro della Chiesa e degli Istituti religiosi, sarebbe dipeso dall’osservanza della massima di s. Giovanni Bosco: “Il lavoro e la temperanza faranno fiorire”.

Quindi egli si pose sullo stesso piano della povera gente della parrocchia di Miejsce Piastowe con cui viveva. Da Torino gli furono inviati come aiuto due salesiani polacchi, Pietro Sikora e Francesco Trawinski e un italiano Abele Ghilardini; ma ben presto sorsero incomprensioni per il diverso modo di vivere, più mitigato e vicino alla classe media a Torino, più povero e sofferto in Polonia.

Ci furono delle tensioni nel gruppo dei salesiani e don Sikora accusò don Bronislao presso i Superiori; nel 1897 don Rua inviò in Polonia come ispettore don Mosè Veronesi, per una visita canonica, nonostante ciò don Bronislao non abbandonò le sue idee, anzi prese a chiamarsi “salesiano di stretta osservanza”.

Tutto questo fu disapprovato dal Capitolo Generale dei Salesiani, tenutosi a Torino il 19 dicembre 1897, che cancellò don Bronislao Markiewicz dai membri dell’Istituto Salesiano.

Ancora nel 1898 gli fu proibito di chiamarsi salesiano e di denominare il suo orfanotrofio “Casa don Bosco”. Allora il sacerdote fondò l’associazione “Temperanza e Lavoro”, dalla quale nasceranno poi due Congregazioni intitolate a S. Michele Arcangelo, dedite all’educazione della gioventù povera.

In pratica organizzò una nuova ramificazione salesiana, godendo dell’appoggio del vescovo di Przemysl, mons. Solecki, ma defunto questi, il successore mons. Pelczar non riconobbe l’Istituto.

Seguirono per don Bronislao anni difficili, anche i tentativi di riconciliazione promossi dal Superiore Generale dei salesiani don Rua, non ebbero esito favorevole; per ubbidienza al suo vescovo licenziò tutti i suoi collaboratori e si mise ad organizzare ritiri spirituali e a sviluppare lavori artigianali, tra cui la tipografia per la stampa diocesana; fu anche considerato un radicale e un disobbediente.

Consumato dall’intenso lavoro, addolorato dalle incomprensioni e delusioni padre Bronislao Markiewicz morì nella sua parrocchia di Miejsce Piastowe il 29 gennaio 1912.

Il Signore benedisse i suoi sforzi e intenzioni e le sue fondazioni crebbero come numero di membri, ricevendo la Congregazione maschile di S. Michele Arcangelo (Micheliti) l’approvazione ecclesiastica il 29 settembre 1921 e quella femminile il 15 agosto 1928.

Le Case sono 25 in Polonia, con missioni in Nuova Guinea, in Paraguay, nella Repubblica Dominicana, nello Zaire, in Canada, Germania, Austria, Italia, Libia, Camerun.

Negli anni 1958-61 si svolsero i primi processi informativi per la causa della sua beatificazione, e il 19 giugno 2005 è stato proclamato Beato, con Lettera Apostolica di papa Benedetto XVI, letta e pubblicata in Polonia dal cardinale primate di Varsavia Josef Glemp, secondo le nuove norme per le beatificazioni, in vigore dal maggio 2005.


Autore: Antonio Borrelli


dimanche 29 janvier 2017

Bienheureuse BOLESLAWA MARIA LAMENT, vierge religieuse et fondatrice

Beata Bolesława Maria Lament


Vierge et fondatrice : Sœurs missionnaires de la Sainte-Famille


Bolesława Maria Lament naît à Łowiczu (Pologne) le 3 juillet 1862, première de huit enfants. Son père était Marcina Lament, sa mère Łucji Cyganowska.

Encore petite, elle eut la douleur d'assister à la mort de deux petites sœurs, Elena et Léocodia, ainsi que du petit frère Martin. Après avoir fréquenté l'école primaire et le collège, elle alla à Varsovie dans une école d'arts et métiers, où elle obtint le diplôme de tailleur. De retour à Łowiczu elle ouvrit un atelier de couture avec sa sœur Stanisława.Pendant tout ce temps, elle vivait une vie intérieure intense, profondément marquée de spiritualité.

En 1884, elle décida d'entrer dans la Congrégation de la Famille de Marie, qui était en train de s'organiser à Varsovie, clandestinement à cause des persécutions tsaristes. C'était une sœur pleine de zèle ; elle se distinguait particulièrement dans la prière, le recueillement, le sérieux et la fidélité avec laquelle elle remplissait toutes ses tâches. Après le noviciat et les vœux simples, elle travailla comme maîtresse de couture, enseignante et éducatrice en différentes maisons de la Congrégation, disséminées dans l'empire russe.

Mais après neuf années, juste avant de prononcer les vœux solennels, elle eut une crise profonde : elle n'avait plus la certitude de sa vocation dans cette Congrégation, au point qu'elle la quitta pour rentrer chez elle à Łowiczu, dans l'intention de rejoindre un monastère cloîtré, dès que possible ; mais sur le conseil de son confesseur, elle choisit plutôt les œuvres d'assistance auprès des sans-logis, activité qu'elle poursuivit à Varsovie, quand sa famille s'y transféra ; là, pour vivre, elle ouvrit avec sa petite sœur Maria un atelier de couture.

En 1894, une énième épidémie de choléra lui enleva son père, en lui ajoutant de nouvelles charges et responsabilités familiales ; elle prit chez elle sa mère et son frère Stephan, de treize ans, qui fréquentait le collège à Varsovie et désirait être prêtre. Mais en 1900, le jeune Stephan mourait à son tour ; devant son cercueil, Bolesława promit de revenir à la vie religieuse.

En octobre 1905, avec Leocidia Gorczynska et Łucji Czechowska, avec l'aide du père jésuite Félix Wierciński,Bolesława donna naissance à la Congrégation appelée "Société de la Sainte Famille", qui ensuite prit le nom de "Sœurs Missionnaires de la Sainte Famille", dont la première supérieure fut Bolesława.
A l'automne de 1907, en compagnie des six sœurs de la communauté d'alors, Bolesława se déplaça à Saint-Pétersbourg, où elle déploya une large activité d'instruction et d'éducation, dédiée surtout aux jeunes, et dès 1913 elle pouvait étendre cette activité en Finlande, en ouvrant à Wyborg un collège pour jeunes filles.

Il y eut ensuite d'autres maisons dans l'archidiocèse de Vilnius et le diocèse de Pinsk ; en 1935, il y avait jusqu'à 33 maisons un peu partout en Pologne, et même une à Rome.

En 1935, mère Bolesława Maria Lament décida de renoncer à la charge de Supérieure Générale pour de graves motifs de santé et, en accord avec la nouvelle Supérieure, elle se retira à Białystok; là, malgré son âge et sa pénible maladie, elle s'employa à ouvrir des écoles, des asiles, un hospice pour dames seules et une cantine pour les chômeurs.

En 1941, ce fut la paralysie complète : sa vie devint plus ascétique encore, tandis qu'elle communiquait de précieux conseils aux consœurs.

Elle mourut saintement à Białystok le 29 janvier 1946 à 84 ans ; sa dépouille fut transférée au couvent de Ratow, et ensevelie dans la crypte de l'église Saint-Antoine.

Le Congrégation des Sœurs Missionnaires de la Sainte Famille se répandit largement en Pologne, en Russie, en Zambie, en Lybie, aux Etats-Unis, à Rome.

Bolesława Maria Lament a été proclamé Bienheureuse le 05 juin 1991, par Saint Jean-Paul II (Karol Józef  Wojtyła, 1978-2005), durant son voyage apostolique en Pologne.


Source principale : nouvl.evangelisation.free.fr/ (« Rév. x gpm »). 


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Boleslawa Maria Lament
Vierge et Fondatrice, Bienheureuse
1862-1946
Boleslawa Maria Lament nacquit à Lowicz (Pologne) le 3 juillet 1862, première de huit enfants. Son père était Martin Lament, sa mère Lucia Cyganowska. Encore petite, elle eut la douleur d'assister à la mort de deux petites sœurs, Elena et Léocodia, ainsi que du petit frère Martin. Après avoir fréquenté l'école primaire et le collège, elle alla à Varsovie dans une école d'arts et métiers, où elle obtint le diplôme de tailleur. De retour à Lowicz elle ouvrit un atelier de couture avec sa sœur Stanislawa. Pendant tout ce temps, elle vivait une vie intérieure intense, profondément marquée de spiritualité.
En 1884, elle décida d'entrer dans la Congrégation de la Famille de Marie, qui était en train de s'organiser à Varsovie, clandestinement à cause des persécutions tsaristes. C'était une sœur pleine de zèle ; elle se distinguait particulièrement dans la prière, le recueillement, le sérieux et la fidélité avec laquelle elle remplissait toutes ses tâches. Après le noviciat et les vœux simples, elle travailla comme maîtresse de couture, enseignante et éducatrice en différentes maisons de la Congrégation, disséminées dans l'empire russe.
Mais après neuf années, juste avant de prononcer les vœux solennels, elle eut un crise profonde : elle n'avait plus la certitude de sa vocation dans cette Congrégation, au point qu'elle la quitta pour rentrer chez elle à Lowicz, dans l'intention de rejoindre un monastère cloîtré, dès que possible ; mais sur le conseil de son confesseur, elle choisit plutôt les œuvres d'assistance auprès des sans-logis, activité qu'elle poursuivit à Varsovie, quand sa famille s'y transféra ; là, pour vivre, elle ouvrit avec sa petite sœur Marie un atelier de couture.
En 1894, une ennième épidémie de choléra lui enleva son père, en lui ajoutant de nouvelles charges et responsabilités familiales ; elle prit chez elle sa mère et son frère Stéphane, de treize ans, qui fréquentait le collège à Varsovie et désirait être prêtre. Mais en 1900, le jeune Stéphane mourait à son tour ; devant son cercueil, Boleslawa promit de revenir à la vie religieuse.
En octobre 1905, avec Leocidia Gorczynska et Lucia Czechowska, avec l'aide du père jésuite Félix Wiercinski, Boleslawa donna naissance à la Congrégation appelée "Société de la Sainte Famille", qui ensuite prit le nom de "Sœurs Missionnaires de la Sainte Famille", dont la première supérieure fut Boleslawa.
A l'automne de 1907, en compagnie des six sœurs de la communauté d'alors, Boleslawa se déplaça à Saint-Pétersbourg, où elle déploya une large activité d'instruction et d'éducation, dédiée surtout aux jeunes, et dès 1913 elle pouvait étendre cette activité en Finlande, en ouvrant à Wyborg un collège pour jeunes filles.
Il y eut ensuite d'autres maisons dans l'archidiocèse de Vilnius et le diocèse de Pinsk ; en 1935, il y avait jusqu'à 33 maisons un peu partout en Pologne, et même une à Rome.
Dans l'homélie de béatification, le Serviteur de Dieu Jean-Paul II souligna qu'elle "faisait avancer l'œuvre au milieu de constantes contrariétés ; par deux fois elle vit disparaître l'entier patrimoine de la congrégation qu'elle avait fondée ; il lui arriva souvent, ainsi qu'à ses consœurs, de travailler en souffrant la faim, et sans même avoir une maison à elles ; dans ces moments, son réconfort était la devise ignacienne bien connue : Tout pour la plus grande gloire de Dieu."
"Boleslawa vécut avec profonde douleur les lacérations portées à l'unité de l'Eglise, dit encore le même Jean-Paul II : le but principal de sa vie et de la Congrégation qu'elle avait fondée, devint l'unité de l'Eglise, et spécialement là où la division se faisait sentir avec davantage d'acuité. Elle n'épargnait rien pourvu qu'elle pût contribuer au rapprochement entre catholiques et orthodoxes, "pour que, disait-elle, tous nous nous aimions et que nous ne fassions qu'un".
En 1935, mère Boleslawa Maria Lament décida de renoncer à la charge de Supérieure Générale pour de graves motifs de santé et, en accord avec la nouvelle Supérieure, elle se retira à Bialystok ; là, malgré son âge et sa pénible maladie, elle s'employa à ouvrir des écoles, des asiles, un hospice pour dames seules et une cantine pour les chômeurs.
En 1941, ce fut la paralysie complète : sa vie devint plus ascétique encore, tandis qu'elle communiquait de précieux conseils aux consœurs.
Elle mourut saintement à Bialystok le 29 janvier 1946 à 84 ans ; sa dépouille fut transférée au couvent de Ratow, et ensevelie dans la crypte de l'église Saint-Antoine.
Le Congrégation des Sœurs Missionnaires de la Sainte Famille se répandit largement en Pologne, en Russie, en Zambie, en Lybie, aux Etats-Unis, à Rome.
Le vénérable Jean-Paul II, durant son voyage apostolique en Pologne, proclama bienheureuse Boleslawa Marie Lament, le 5 juin 1991.

Blessed Boleslawa Maria Lament

Profile

Eldest of eight children born to Martin Lament and Lucia Cyganowska; three of her siblings died in childhood, deeply scarring young Boleslava. Trained in Warsaw, Poland as a seamstress, she returned to her hometown to open a tailor‘s shop with her sister Stanislava. In 1884 Boleslawa became a sister in the Congregation of the Family of Mary, an order in hiding due to czarist persecution. She served as tailor and teacher in several Congregation houses.

In 1893, just before making her solemn vows, Boleslawa questioned her call to this vocation; she left the Congregation and returned to her family home. She devoted herself to care for the poor and homeless in Lowicz and then in Warsaw where she and her sister Maria opened another tailor shop to support themselves. Director of a homeless shelter, she visited the poor and sick in the shelters and their homes, caring for their children, and making sure they had access to the sacraments and spiritual direction. When her father died in the cholera epidemic of 1894, Boleslava became the head of her family.

In 1900, with the death of her seminarian younger brother, Boleslawa felt again the call to religious life. She moved to Gorczynska Leocadia and learned weaving in order to have another trade to teach young girls to give them a chance in life. in October 1905, with some like-minded woman and Jesuit Father Felice Wiercinski, she founded the Congregation of the Missionary Sisters of the Holy Family to promote Christian unity, help the poor and teacher girls about Christian life; she served as the congregation’s first superior.

In the fall of 1907 the sisters moved their operation to Saint Petersburg, Russia. In 1913 they expanded their education work into Finland. The combination of the horrors of World War I and the Communist Revolution in 1917 led to persecution of all Christians in Russia; in 1921 Mother Boleslawa was forced to return to Poland, abandoning much of the work they had done in officially atheist Russia. She continued the work of the Congregation, and by her retirement in Bialystok in 1935 there were 33 houses, including one in Rome, Italy. Even in retirement, and with her health failing, she continued to open and work in schools and homes for single women. In 1941 she became paralyzed and was forced to spend her remaining years bed-ridden, advising her sisters and praying for their work.

Born
Beata Boleslava Maria Lament Fondatrice


Lowicz, Polonia, 3 luglio 1862 – Bialystok, Polonia, 29 gennaio 1946

La beata polacca Boleslava Maria Lament, vergine, cogliendo i segni dei tempi, fondò la Congregazione delle Suore Missionarie della Sacra Famiglia, per favorire l’unità dei cristiani, per aiutare gli ultimi e per formare cristianamente la gioventù femminile. Giovanni Paolo II la beatificò.

Martirologio Romano: Nella città di Białystok in Polonia, beata Boleslava Maria Lament, vergine, che in mezzo ai rivolgimenti politici fondò la Congregazione delle Suore Missionarie della Sacra Famiglia per promuovere l’unità dei cristiani, aiutare i derelitti e formare le ragazze alla vita cristiana.

Primogenita degli otto figli di Martino Lament e Lucia Cyganowska, Boleslava Lament, nacque il 3 luglio 1862 a Lowicz in Polonia.

Durante la sua fanciullezza, ebbe il dolore di assistere alla morte delle sorelline Elena e Leocadia e del fratellino Martino, si era in un tempo in cui la mortalità infantile decimava i bambini, riducendo i membri di molte famiglie numerose; la piccola Boleslava fu segnata irrimediabilmente da queste esperienze dolorose.

Dopo le scuole elementari e il ginnasio, Boleslava andò a Varsavia in una scuola d’arti e mestieri, dove conseguì il diploma di sarta; ritornata a Lowicz aprì una sartoria insieme alla sorella Stanislava, intanto viveva una vita interiore, profondamente legata alla spiritualità.

E a 22 anni, nel 1884, decise di entrare nella “Congregazione della Famiglia di Maria”, che si andava organizzando a Varsavia in clandestinità, a causa delle persecuzioni zariste. 

Era una suora zelante, che si distingueva per il dono della preghiera, del raccoglimento, della serietà e della fedeltà con cui compiva i suoi doveri. Dopo il noviziato e la professione dei voti semplici, lavorò come maestra di sartoria, insegnante ed educatrice in diverse Case della Congregazione, sparse nel territorio dell’Impero Russo.

Ma dopo nove anni, prima di pronunciare i voti solenni, ebbe una profonda crisi che non la faceva sentire più sicura della propria vocazione in quella congregazione, pertanto la lasciò, ritornando nella sua casa di Lowicz con l’intento, appena possibile, di entrare in una clausura; con il consiglio del suo confessore, optò poi per le opere di assistenza per i senza tetto, attività che continuò anche a Varsavia, quando la famiglia vi si trasferì; qui per sostenersi aprì un laboratorio di sartoria con la sorella minore Maria.

Ben presto le fu affidata la direzione di un dormitorio per i senza tetto, che la vide impegnata a mettere ordine nella vita etica e religiosa dei suoi assistiti.

Li preparava a ricevere i Sacramenti, visitava quelli ammalati nelle loro povere case o rifugi, si occupava dei bambini; nel 1894 l’ennesima epidemia di colera le portò via il padre, caricandola di altre responsabilità familiari; prese con sé la madre e il fratello Stefano tredicenne, che a Varsavia frequentava il ginnasio e che intendeva farsi prete.

Entrò nel Terz’Ordine Francescano e poi si mise in contatto col frate cappuccino beato Onorato Kozminski (1829-1916), fondatore di diverse congregazioni religiose, che lavoravano nella clandestinità, a causa degli eventi politici che interessavano la Polonia in quel tempo.

Ancora una volta la morte colpì nella sua famiglia nel 1900, prendendosi il giovane fratello Stefano; davanti alla sua bara, Boleslava Lament promise di ritornare alla vita della religiosa; e due anni dopo padre Onorato le fece conoscere una signora giunta dalla Bielorussia, alla ricerca di suore per dirigere il Terz’Ordine e una Casa educativa a Mogilev sul Dniepr.

Boleslava avvertiva l’urgenza di stabilire rapporti e contatti, per indurre gli ortodossi a riunirsi con la Chiesa Cattolica e nel contempo aiutare la popolazione cattolica affinché si conservasse fedele, senza cedere alle difficoltà sorte sotto il regime zarista, pertanto accettò e nel 1903 partì per Mogilev in Bielorussia, una città di circa 40.000 abitanti.

All’inizio abitò presso Leocadia Gorczynska, che dirigeva un laboratorio di tessitura, per far apprendere un mestiere alle ragazze di famiglie povere; poi Boleslava Lament prese in affitto una casa in legno e prese ad adattarla a sartoria.

Ammirata per l’operosità di Boleslava, Leocadia Gorczynska decise di andare ad abitare con lei; alle due donne si aggiunse poi Lucia Czechowska; a questo punto Boleslava cominciò a pensare di fondare una Congregazione, rigorosamente religiosa, dedita all’apostolato fra gli ortodossi.

Poté attuarla con l’aiuto del gesuita padre Felice Wiercinski, che contribuì direttamente alla fondazione; nell’ottobre 1905 le tre donne diedero inizio alla nuova congregazione, detta “Società della S. Famiglia”, che in seguito cambiò denominazione in “Suore Missionarie della Sacra Famiglia”, la cui prima superiora fu Boleslava.

Nell’autunno del 1907, Boleslava con le sei suore della comunità di allora, si trasferì a Pietroburgo, dove sviluppò una vasta attività istruttiva ed educativa, dedicata soprattutto ai giovani, e già nel 1913 poteva estendere la sua attività in Finlandia, aprendo un collegio per ragazze a Wyborg.

A Pietroburgo svolse un’intensa attività catechistica, educativa ed assistenziale nei quartieri più poveri, si sforzò di creare le condizioni per un autentico e sociale ecumenismo, per approfondire la reciproca comprensione e benevolenza fra le allieve e le loro famiglie, che erano differenti per nazionalità e religione.

In questo contesto di ecumenismo, prese a pensare di istituire nella Congregazione un ramo separato di suore di rito orientale.

La vita della sua Istituzione non fu facile, dovette superare le difficoltà frapposte dalla politica religiosa zarista, poi a quelle scaturite dalla Prima Guerra Mondiale e dalle persecuzioni del Movimento insurrezionalista Bolscevico, che s’impadronì del potere in Russia, con la “Rivoluzione d’Ottobre” del 1917; pertanto nel 1921 fu costretta a lasciare la Russia e ritornare in Polonia, con l’intenzione di riprendere le attività a Pietroburgo, quando le circostanze lo avessero permesso.

Tutto questo procurò enormi perdite materiali, oltre l’annullamento delle sue aspirazioni; anche in Polonia trovò una situazione preoccupante; la Congregazione viveva in povertà, ma madre Boleslava Lament con la sua grande fede, si affidò totalmente alla volontà di Dio e man mano furono superati quell’insieme di circostanze e condizionamenti sociali e politici.

Per alcuni mesi, diresse il lavoro delle suore nella Wolynia, nel 1922 fondò una nuova Casa nella Pomerania nei territori Orientali della Polonia, dove la popolazione era povera e per la maggior parte di religione ortodossa.

A partire dal 1924, cominciò ad aprire altre Case nell’archidiocesi di Vilna e nella diocesi di Pinsk, e nel 1935 queste Case diventarono 33 sparse un po’ in tutta la Polonia e una perfino a Roma.

Nel 1925, madre Boleslava si recò a Roma per ottenere l’approvazione pontificia della Congregazione delle “Suore Missionarie della Sacra Famiglia”, ma la pratica si arenò per mancanza di chiarezza sui compiti delle suore, divise in due rami, apostolato-insegnamento e conduzione domestica delle Case.

Nel 1935, madre Boleslava Maria Lament, decise di rinunciare alla carica di Superiora Generale per gravi motivi di salute e d’accordo con la nuova Superiora, si ritirò a Bialystok, dove pur essendo anziana e gravemente ammalata, si dedicò ad aprire scuole, asili, ospizio per le donne sole, una mensa per i disoccupati.

La Seconda Guerra Mondiale portò nuove difficoltà all’anziana madre Boleslava, compreso le minacce naziste; fu costretta a mutare le forme di attività, adattandole ai bisogni del tempo. Nel 1941 fu colpita dalla paralisi e si dedicò ad una vita più ascetica, trasmettendo preziosi consigli alle consorelle.

Morì santamente a Bialystok il 29 gennaio 1946, ad 84 anni; la sua salma fu portata nel convento di Ratow e sepolta nella cripta sotto la Chiesa di S. Antonio.

La Congregazione delle “Suore Missionarie della Sacra Famiglia”, si diffuse ampiamente in Polonia, Russia, Zambia, Libia, U.S.A:, Roma.

Il 5 giugno 1991, Boleslava Maria Lament, è stata proclamata beata da papa Giovanni Paolo II a Bialystok, durante il suo viaggio apostolico in Polonia.
Autore: Antonio Borrelli



Quante volte il Signore riesce a scrivere diritto sulle righe storte degli uomini: immaginate un ragazzo che studia per diventar prete, che dimostra segni inequivocabili di vocazione sacerdotale e per il quale mamma e sorelle fanno volentieri tanti sacrifici per aiutarlo a raggiungere questa meta. E poi pensate allo sconforto della famiglia, al naufragio di tanti progetti e all’inutilità di tanti sacrifici, se alla fine, sul più bello, questo ragazzo muore. Se non si impazzisce, perché la fede in simili circostanze sostiene, affiora almeno il bruciante interrogativo: “Perché, Signore?”. Se lo deve esser chiesto più di una volta anche la famiglia Lament, un tempo numerosa e già segnata dalla morte di tre bambini ancora in fasce. Boleslava, la primogenita degli otto fratelli, nasce in Polonia nel 1862; sopravvive al vaiolo, che però la rende quasi sorda, mentre contemporaneamente riesce a sviluppare un grande amore per i poveri. Tutto fa presagire in lei la vocazione religiosa, soprattutto la sua intensa unione con Dio; invece diventa una bravissima sarta, con tanto di laboratorio ed apprendiste, cui insegnare taglio e cucito. Ha un direttore spirituale, che le chiede obbedienza cieca in base alla spiritualità dell’epoca, e che un giorno le ordina di fare le valigie e di trasferire il laboratorio a Varsavia. Qui la fa incontrare con le Suore della Famiglia di Maria, che si dedicano all’istruzione degli orfani, ma clandestinamente, perché in questo periodo di occupazione zarista non è facile in Polonia professare la fede alla luce del sole. E Boleslava diventa una di loro, continuando ad insegnare un mestiere alle ragazze senza famiglia dovunque l’ubbidienza la manda, anche in Russia. Si vede che però non ha ancora deciso cosa fare “da grande”, perché alla vigilia dei voti perpetui esce dalla congregazione. Chi la conosce bene le raccomanda di non andare a chiudersi in un monastero di clausura, ma Boleslava questa volta fa di testa sua ed entra tra le Visitandine di Cracovia, dove resta poco perché davvero questa non è la sua strada. Torna così a Varsavia, ad insegnare cucito ed a continuare a chiedersi cosa il Signore voglia da lei, mentre Padre Onorato Kozminski (oggi beato), la guida spiritualmente e le affida la direzione di cinque dormitori pubblici per i barboni. Intanto papà muore di colera e lei fa venire a Varsavia la mamma e il fratello che vuole studiare da prete: forse, in questa vocazione così solida,. Boleslava cerca di compensare la sua, che ancora non ha trovato modo di esprimersi. Ma un brutto giorno il fratello muore nella Vistola, nel disperato ed eroico tentativo di salvare un compagno che sta annegando. Davanti alla sua bara, oltre allo strazio di sorella, Boleslava sente che il Signore ancora la chiama, come voce potente che le dice nell’intimo: “Io non voglio la sua, ma la tua vocazione”. Da quel momento le strade si appianano, in modo quasi insperato. Padre Onorato la mette in contatto con una ricca proprietaria terriera della Bielorussia che vuole avviare un’iniziativa di istruzione della gioventù povera. Nasce così, in assoluta semplicità e con l’affitto di una semplice casa di legno, per accogliere ed insegnare un mestiere alle prime giovani. Arrivano anche le prime collaboratrici, con le quali dà inizio alla sua congregazione: la suora mancata aveva la stoffa delle fondatrice e verso questo il Signore la spingeva. Nascono così le Missionarie della Sacra Famiglia, che, insieme al carisma originario, ereditano da lei anche la passione per l’unità dei cristiani, spingendosi ad operare anche tra protestanti e ortodossi. Madre Boleslava sa anche valutare i limiti che l’età le impone e a 70 anni suonati non solo si dimette da superiora generale, ma “sparisce” nel convento Bialystock, per non fare ombra a chi le succede. Qui muore il 29 gennaio 1946 e qui Giovanna Paolo II° la proclama beata nel 1991.

Autore:
Gianpiero Pettiti