dimanche 31 décembre 2017

Saint MARIUS (MARIO) d'AVENCHES-LAUSANNE, évêque

Saint Marius

Évêque d'Avenches-Lausanne en Suisse ( 596)

ou Maire. 

Il était originaire d'Autun et c'est sous le titre "d'évêque d'Avenches" qui appartenait au royaume de Bourgogne, dans le canton de Vaud, qu'il signa les actes du Concile de Mâcon en 585. Sa ville fut détruite par les invasions barbares et il dut s'établir à Lausanne. On lui doit une "chronique" qui nous éclaire sur les rois francs, goths et bourguignons de son époque. On lui prête d'autres écrits, mais nous n'en avons pas les textes. Il fut un évêque attentif et secourable à toutes les misères d'une époque marquée par tant de dévastations.

À Lausanne en Suisse, l’an 594, saint Marius (Maire), évêque d’Avenches, qui déplaça son siège dans cette ville.
Martyrologe romain


Marius (saint)

 vers 530,   31.12.593. D'une noble famille d'Autun. M. apparaît comme évêque d'Avenches dans les souscriptions au concile de Mâcon en 585. Attesté par les Annales de Flavigny et de Lausanne du Xe s., il est surtout connu par le Cartulaire du Chapitre de Notre-Dame de Lausanne du XIIIe s. Entré dans la cléricature encore enfant, M. devint évêque d'Avenches en 573. Le 24 juin 587, il fonda une église Notre-Dame à Payerne. Les historiens actuels considèrent M. comme le fondateur des églises dédiées à des saints d'Autun dans le diocèse: l'église de Saint-Symphorien d'Avenches, celle de Saint-Saphorin en Lavaux et de Saint-Thyrse à Lausanne. On a également attribué à M., sans preuves décisives, le transfert du siège de l'évêque d'Avenches à Lausanne. M. a rédigé une chronique universelle couvrant les années 455 à 581. Ce texte, qui résulte de la compilation de sources diverses, présente de l'intérêt pour l'étude de la Burgondie et des débuts du monastère de Saint-Maurice d'Agaune. Il est l'un des deux textes à présenter l'éboulement du Tauredunum. M. a donné son nom au prieuré Saint-Maire à Lausanne, à une porte de la ville et au palais épiscopal, actuel siège du gouvernement vaudois.

Bibliographie

– C. Santschi, «La Chronique de l'évêque Marius d'Avenches», in RHV, 1968, 17-34

 HS, I/4, 95-96

– J. Favrod, La Chronique de Marius d'Avenches, 1991 (avec traduction franç.)


Auteur(e): Justin Favrod

St. Marius Aventicus

(Or AVENTICENSIS)
Bishop of Avenches (Switzerland) and chronicler, born about 530 in the present Diocese of Autun; died at Lausanne, 31 December, 594. Of the events of his life little is known. From an inscription on his tomb in the church of St. Thyrsius in Lausanne (published in the "Monumenta Germ. Scriptores", XXIV, 795), we learn that he came of a distinguished, rich and probably Roman family, and at an early age embraced the ecclesiastical state. In 574 he was made Bishop of Avenches, took part in the Council of Mâcon in 585, and shortly afterwards transferred his episcopal see from Avenches, which was rapidly declining, to Lausanne. He is extolled as an ideal bishop; as a skilled goldsmith who made the sacred vessels with his own hands; as a protector and benefactor of the poor; as a man of prayer, and as a scholar full of enthusiasm for serious intellectual studies. In 587 he consecrated St. Mary's church at Payerne, which had been built at his expense and through his efforts. After his death he was venerated in the Diocese of Lausanne as a saint, and his feast was celebrated on 9 or 12 February. The church of St. Thyrsius received at an early date the name of St. Marius. A chronicle of his is still preserved, and purports to be a continuation of the chronicle of Prosper Tiro, or rather of the "Chronicon Imperiale". It extends from 455 to 581, and, although consisting only of dry, annalistic notes, it is valuable for Burgundian and Franconian history, especially for the second half of the sixth century. This explains the fact that, notwithstanding its brevity, it has been frequently published — first by Chifflet in André Duchesne's "Historiæ Francorum Scriptores", I (1636), 210-214; again by Migne in P.L., LXXII, 793-802, and finally by Mommsen in "Mon. Germ., Auctores antiqui", XI (1893), 232-9.

Sources

ARNDT, Bischof Marius von Aventicum. Sein Leben u. seine Chronik (Leipzig, 1875); MOMMSEN in his edition, Præfatio, 227-31; POTTHAST, Bibl. hist. med. ævi, I (Berlin, 1896), 667.
Schlager, Patricius. "St. Marius Aventicus." The Catholic Encyclopedia. Vol. 9. New York: Robert Appleton Company,1910. 6 Jan. 2018 <http://www.newadvent.org/cathen/09671d.htm>.
Transcription. This article was transcribed for New Advent by Douglas J. Potter. Dedicated to the Immaculate Heart of the Blessed Virgin Mary.
Ecclesiastical approbation. Nihil Obstat. October 1, 1910. Remy Lafort, Censor. Imprimatur. +John M. Farley, Archbishop of New York.

Saint Marius Aventicus


Also known as
  • Marius Aventicensis
Profile

Born to a rich, distinguished family with roots in the Roman empire. Ordained as a young man. Bishop ofAvenches, Switzerland in 574; he later moved his see to Lausanne. Participated in the Council of Mâcon in585. A skilled goldsmith, he made altar vessels by hand. Noted as scholar, a man of prayer, and a protector of the poor. A chronicle of his time has survived; it purports to be a continuation of the Chronicon Imperialeof Prosper Tiro, covers from 455 to 581, and is a key source for Burgundian and Franconian history.

Born
  • farm tools
  • goldsmith tools

San Mario di Losanna Vescovo


530 - Losanna, 31 dicembre 594

Emblema: Bastone pastorale

Martirologio Romano: A Losanna nell’odierna Svizzera, san Mario, vescovo, che trasferì in questa città la sede di Avanches, costruì molte chiese e fu difensore dei poveri. 

ecenti indagini, dovute soprattutto a Mario Besson, hanno dato notizie sicure sulla vita e sull'opera del santo.

Nato intorno al 530 divenne vescovo di Aventicum nel maggio 574. Nel 585 prese parte al concilio di Macon; il 24 giugno 587 consacrò la chiesa della Madonna di Payerne che sorgeva su una sua proprietà. Intorno al 590 trasferí, per ragioni politiche e di sicurezza, la sede vescovile da Aventicum a Losanna; qui morí il 31 dicembre 594 e fu inumato nella chiesa di S. Tirso che prese poi piú tardi il suo nome. L'epitafio che ci è stato conservato è ritenuto dal Besson opera di Venanzio Fortunato. Si può seguire il culto del santo fin nel primo millennio dell'era cristiana. Viene raffigurato quale vescovo e nel sec. XVI la sua elfigie appare su alcune monete episcopali. A volte è rappresentato con una palma e con il titolo di martire, elementi ingiustificati, in quanto non ha subito il martirio. Le diocesi di Losanna e di Basilea festeggiano s. Mario il 31 dicembre.

Mario è l'autore di una continuazione della Cronaca di Prospero, che egli porta, prima, fino all'anno 567 e poi fino al 581. E' un racconto, in genere esatto, breve e molto prezioso per gli storici, che registra gli avvenimenti dell'Italia e dell'Oriente con la stessa attenzione dedicata a quelli dei regni franco e burgundo.


Autore: Rudolph Henggeler

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/90606

Bienheureux LEANDRO GOMEZ GIL, moine trappiste et martyr


Martyred Cistercians of the Spanish Civil War

Blessed Leandro Gómez Gil


Profile


Born

Beato Leandro Gómez Gil Religioso trappista, martire

Hontomín, Spagna, 13 marzo 1915 - Santander, Spagna, 31 dicembre 1936

Il 29 dicembre un converso a voti temporanei presso il Monastero trappista di Viaceli, Leandro Gómez Gil, fu scoperto dai miliziani in una casa privata: apparteneva al gruppo di monaci studenti e fratelli conversi che si era prudentemente dissolto dopo la scomparsa del padre Pío Heredia Zubia e dei suoi compagni. Gli altri si rifugiarono a Bilbao, ma Leandro non osò farlo, dato che rientrava nella categoria per la quale era giunto l'ordine di mobilitazione. La polizia rossa lo maltrattò in modo orribile, fino a farlo tanto sanguinare dalla bocca, dal naso e dalle orecchie che un lenzuolo ne fu inzuppato. Il giorno successivo fu cacciato a forza in un'auto e scomparve per sempre. Anche lui fu forse annegato o fucilato. Si seppe in seguito chi lo aveva assassinato in odio alla fede e alla Chiesa: gli uccisori furono perdonati. La beatificazione ha avuto luogo il 3 ottobre 2015.

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/96783

Sainte PAOLINA, vierge et martyre

Santa Paolina Vergine e martire

Venerata a Borgosesia

La Collegiata dei Santi Pietro e Paolo in Borgosesia ebbe in dono le reliquie di questa santa, estratte, in un anno non precisato, dalla catacomba di Priscilla, grazie a don Carlo Gibellini canonico a Novara, appartenente alla nobile famiglia del luogo, che lo ottenne attraverso non meglio specificate conoscenze negli ambienti della curia romana, al tempo del pontificato di papa Clemente IX. Per collocare la reliquia, donata nel 1668, venne scelta la cappella di San Francesco, di patronato della stessa famiglia Gibellini e fu realizzata un’apertura sopra la mensa dell’altare, penalizzando la pala che vi è ancora conservata. Tale sistemazione risultò presto inadeguata e, seguendo il gusto dell’epoca, si progettò la costruzione di un apposito ambiente da destinare esclusivamente al culto della santa. Lo scurolo, realizzato nella zona sottostante il presbiterio, fu portato a termine nel 1712, ma soltanto nel 1821 si trasportò il corpo di Paolina, ricomposto in una ricca urna di legno dorato e cristalli. L’attuale sistemazione, nuovamente nel loculo originario della cappella di San Francesco, risale al 1948, quando, senza una ragione precisa, si decise di rimuovere l’urna dallo scurolo; l’ambiente, decorato con affreschi che riproducono le allegoriche figure delle Virtù Cristiane e la gloria della presunta martire, venne inopportunamente destinato a ripostiglio della chiesa, funzione che svolge ancora attualmente. Questo nuovo ulteriore spostamento, poco consono, comportò la sostituzione dell’urna antica con l’attuale di più modesta fattura. Nel dicembre dello stesso anno, il teschio venne ricoperto da un leggero strato di cera e dotato di capelli veri, donati dalla bambina Giuliana Pagani, l’anello, il braccialetto d’oro e la corona d’argento, furono invece donati nel 1921; nell’urna venne sistemato anche il “vaso di sangue” racchiuso in un cilindro di vetro. Le reliquie vennero attribuite all’omonima presunta vergine e martire di Roma, ricordata con altre compagne al giorno 31 dicembre e indicata, sia dal Martirologio Geronimiano sia dall’itinerario De locis sanctis martyrum, deposta nella catacomba dei Giordani. Una tale identificazione non sembra però del tutto sostenibile in quanto, a prescindere dalla storicità del gruppo di vergini e martiri di cui Paolina farebbe parte, la reliquia conservata a Borgosesia non proviene dalla catacomba dei Giordani ma da quella di Priscilla, come indicato nei documenti: due complessi cimiteriali che, pur situati entrambi sulla Via Salaria Nova, sono distinti. Inoltre, la prima attestazione in età moderna del complesso dei Giordani risale al 1720, in un’opera del Marangoni, quando già da tempo il corpo santo era presente nel borgo valsesiano. Confusione tra le due catacombe venne compiuta anche dal Baronio nella compilazione del Martirologio Romano cui poi si attinsero le notizie per promuovere in loco il culto di Paolina. Nemmeno le indagini archeologiche, compiute negli anni sessanta del novecento all’interno del complesso dei Giordani, hanno permesso di fare maggiore chiarezza sul gruppo delle sette giovani che le fonti vorrebbero lì venerate, né di localizzare l’eventuale loro sepoltura. Nel 1683 la comunità borgosesiana fece richiesta alla curia diocesana di poter celebrare la festa in onore della santa nell’ultima domenica di settembre, anniversario della sistemazione della reliquia nella cappella di San Francesco (1682). La motivazione presentata per lo spostamento di data rispetto alla ricorrenza del 31 dicembre, giorno a cui il martirologio assegna il ricordo del gruppo di martiri cui si credeva facesse parte anche Paolina, fu che in tale data ricorreva già la memoria del pontefice San Silvestro. In realtà dietro a questa richiesta è forse possibile vedere un tentativo di slegare, almeno a livello liturgico, il legame tra questo corpo santo e la santa omonima, in conformità, come si vedrà, con la prassi che regolava il recupero dei corpi santi; non si comprende, infatti, perché il ricordo di San Silvestro, che non ha mai goduto di particolare culto a Borgosesia, fosse d’impedimento alla celebrazione della presunta martire. Avendo ricevuto il benestare della curia, da quell’anno la festa di Santa Paolina è stata celebrata nell’ultima domenica di settembre, questo fino agli anni settanta del secolo scorso, quando è cessata ogni forma pubblica di culto nei suoi confronti. Particolari festeggiamenti, che prevedevano il solenne trasporto dell’urna per le vie della città, si tennero in occasione dello spostamento della reliquia nello scurolo (29 giugno – 1 luglio 1821), nell’anno seguente al centenario di tale spostamento (1 – 3 luglio 1922) ed infine dopo venticinque anni (27 – 29 giugno 1948). A curare l’organizzazione di queste manifestazioni e per promuovere il culto della santa era attiva in parrocchia un’associazione che ne portava il nome, tra i cui membri vi erano molte ragazze e giovani non sposate della città.


Autore: Damiano Pomi

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/92117

Bienheureux LUIS VIDAURRÁZAGA GONZÁLES, prêtre bénédictin et martyr

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Espagne: béatification de quatre bénédictins, martyrs

Prier pour les chrétiens persécutés aujourd’hui dans le monde

Le pape François appelle à prier pour les chrétiens persécutés aujourd’hui dans le monde, en évoquant la béatification, à Madrid (Espagne), samedi 29 octobre 2016, de quatre prêtres et moines bénédictins martyrs « durant la persécution contre l’Eglise », dans les années 30 du siècle passé: José Antón Gómez, Antolín Pablos Villanueva, Juan Rafael Mariano Alcocer Martínez et Luis Vidaurrázaga Gonzáles.
Le pape les a nommés expressément tous les quatre après la prière de l’angélus de ce dimanche 30 octobre 2016, place Saint-Pierre, puis il a ajouté: « Louons le Seigneur et confions à leur intercession les frères et soeurs qui, aujourd’hui encore, hélas, sontpersécutés pour leur foi dans le Christ dans différentes régions du monde. »
Les chrétiens persécutés aujourd’hui ont été aussi au coeur de l’homélie de l’envoyé du pape François pour cette béatification, le cardinal italien Angelo Amato, préfet de la Congrégation pour les causes des saints, qui a présidé la célébration.
Il a évoqué le père Jacques Hamel, assassiné pendant la messe le 26 juillet dernier, et dont la cause de béatification, comme martyr justement, a été ouverte par l’archevêque de Rouen, Mgr Dominique Lebrun, avec une dispense du délai de 5 ans, accordée par le pape François.
Il citait ces paroles du père Hamel, dans son homélie pour la Toussaint 2015, après la canonisation des époux Martin, le 18 octobre précédent: « La sainteté est un don de Dieu. C’est lui qui nous rend saints. N’ayons pas peur de la sainteté ! »
Ces bénédictins, a commenté le cardinal Amato, « ont été fusillés dans leur patrie de sang froid, non parce qu’ils étaient des malfaiteurs, mais parce qu’il étaient prêtres. » « A cette époque, il y eut des ténèbres sur la terre. Un ennemi de Dieu a baigné de sang cette terre bénie pour un bref moment », a-t-il déploré.
Pourquoi alors, rouvrir cette page de l’histoire? « Parce que l’Eglise désire conserver la mémoire des justes, pas de l’injustice dont ils ont souffert », a répondu le cardinal Amato, la mémoire d’une « foule immense de fidèles espagnols qui ont sacrifié leur vie pour empêcher la décristianisation de l’Espagne ».
Plus encore, a-t-il ajouté, l’Eglise veut appeler  « croyants et non-croyants à ne jamais répéter cette histoire d’horreur et de mort, et à créer aujourd’hui des gestes de vie et de rencontre, d’accueil et de compréhension, à l’exemple de ces martyrs », elle invite chacun à « la mansuétude, à la fraternité, et à la joie ».
La messe de canonisation a été concélébrée par l’archevêque de Madrid, Mgr Carlos Osoro, le cardinal archevêque émérite, Antonio María Rouco, l’évêque auxiliaire, Mgr Juan Antonio Martínez Camino, SJ, entourés des archevêques de Burgos, Tarragone, Bilbao, Alcalá de Henares et de l’évêque bénédictin argentin Mgr Martín de Elizalde, du nonce en Espagne, Mgr Renzo Fratini, et de nombreux abbés et prieurs bénédictins d’Espagne et de France.
Notons que pour la béatification d’un « martyr » l’Eglise ne demande pas de « miracle » ultérieur: leur fidélité face à la menace de mort n’en est-il pas un? Mais il en faudra un, authentifié comme dû à leur intercession, pour leur éventuelle canonisation.
Avec Rocio Lancho Garcia 

SOURCE : https://fr.zenit.org/articles/espagne-beatification-de-quatre-benedictins-martyrs/

Blessed Luis Vidaurrázaga González


30 October 2016, 8:30 pm

Profile

Benedictine monk, Solesmes Congregation. Priest. Noted spiritual director. Devoted to Gregorian chants. He went into hiding during theSpanish Civil War, but was betrayed, arrested by antiCatholic forces and executed. Martyr.

Born

SOURCE : https://catholicsaints.info/tag/beatified-in-2016/


Beato Luigi Vidaurrázaga González Sacerdote benedettino, martire


Bilbao, Spagna, 13 settembre 1901 - La Elipa, Spagna, 31 dicembre 1936

Padre Luis Vidaurrázaga González, monaco benedettino, era il membro più giovane della comunità monastica di Nostra Signora di Montserrat a Madrid allo scoppio della guerra civile spagnola. Dopo la dispersione della comunità si rifugiò da un amico, ma venne catturato e fucilato il 31 dicembre 1935; aveva 35 anni. È stato beatificato a Madrid il 29 ottobre 2016, insieme ad altri tre confratelli del suo stesso monastero. I loro resti mortali sono venerati nella “sacrestia dei Martiri” della chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79.

Luis Vidaurrázaga González nacque a Bilbao il 13 settembre 1901. Rimasto orfano di padre, entrò dodicenne nell’abbazia di San Domenico di Silos come oblato. Professò i voti monastici il 15 settembre 1919 e venne ordinato sacerdote a Burgos il 19 dicembre 1925. La sua prima destinazione fu il monastero di Santa Maria de Cogullada, a Saragozza. Nel 1928 fu trasferito alla comunità di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, dove si dedicò alla direzione spirituale e all’insegnamento del canto gregoriano.

Fu lì che, il 17 luglio 1936, il confratello Rafael Alcocer Martínez venne a sapere che il giorno prima si era verificato il sollevamento (“alzamiento”) della guarnigione di Melilla, avvenuta il giorno precedente e diede l’avviso agli altri: era l’inizio della guerra civile. Due giorni dopo, il 19, fu data alle fiamme l’allora cattedrale di Sant’Isidoro. 

A quel punto, il padre priore, José Antón Gómez, ordinò che la comunità si disperdesse di nuovo, come già nel 1931: solo padre Luis rimase nel monastero. Il 20 luglio, di fronte alla folla di miliziani comunisti che erano sul punto di distruggere il monastero, si diresse alla torre dell’edificio e innalzò una bandiera bianca, per indicare che, contrariamente alle accuse che venivano rivolte ai monaci, nessuno lì stesse coi fucili puntati.

Il giorno seguente la chiesa del monastero venne saccheggiata: fu chiaro che la vita lì non potesse continuare. Padre Luis, dunque, si rifugiò in casa di un amico, ma venne catturato tempo dopo. Morì fucilato a La Elipa il 31 dicembre 1936; aveva 35 anni.

I suoi resti mortali sono conservati dal 1960 nella cosiddetta “sacrestia dei Martiri” nella chiesa di Nostra Signora di Montserrat a Madrid, in calle de San Bernardo 79. Nello stesso luogo sono venerati anche i resti di altri tre suoi confratelli dello stesso monastero, morti nella medesima persecuzione: il priore José Antón Gómez, Antolín Pablos Villanueva e Rafael Alcocer Martínez. Tutti e quattro, uniti in una medesima causa, sono stati beatificati il 29 ottobre 2016 a Madrid.


Autore: Emilia Flocchini

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/96859

Bienheureuse GIUSEPPINA NICOLI, religieuse vincentienne (Fille de la Charité)

Bienheureuse Joséphine Nicoli

Fille de la charité en Sardaigne ( 1924)

Joséphine Nicoli

Soeur Giuseppina Nicoli, Fille de la Charité, béatifiée le 3 février 2008 à Cagliari en Sardaigne. Homélie du Card. José Saraiva Martins [Anglais, Espagnol]

La Charité a été la règle de toute sa vie: dans un profond cheminement d’humilité, elle a vécu au quotidien cette affirmation de notre Fondateur: «Vous servez Jésus-Christ en la personne des pauvres: oh! mes filles, que cela est vrai!» St Vincent de Paul. 

«Je désire être toute au Seigneur» C’est avec ces paroles de Sœur Giuseppina Nicoli elle-même que le Postulateur général, le Père Guerra, a commencé le récit biographique de la nouvelle bienheureuse en indiquant les étapes principales de sa vie.

*en sarde: 'gamins au panier' ils gagnaient leur vie en portant, depuis la gare ou le port, les bagages de ceux qui s’arrêtaient en ville, ou encore en transportant dans leur panier les achats que les dames faisaient au marché. 

SOURCE : https://nominis.cef.fr/contenus/saint/12466/Bienheureuse-Josephine-Nicoli.html


Joséphine Nicoli

1863 - 1924


Joséphine Nicoli est née à Casatisma (diocèse de Tortona), en Italie, le 18 novembre 1863. En 1883, elle entre chez les Filles de la Charité. Pendant presque toute sa vie, elle s'applique à l’œuvre d'éducation des enfants, en Sardaigne: d'abord à Cagliari, ensuite à Sassari.
Elle lance de nombreuses initiatives pour favoriser l'épanouissement chrétien des jeunes et elle s'engage dans l'activité en faveur des pauvres. Elle fut un modèle, par sa gaité d'âme, sa prudence et sa justice. Elle meurt et rejoint le Christ son Epoux le 31 décembre 1924. Elle a été béatifiée le 3 février 2008 à Cagliari.

SOURCE : http://www.fdlc-procheorient.org/site26/saints.html


Bse Joséphine (Giuseppina) Nicoli

Fille de la charité en Sardaigne Giuseppina Nicoli naît le 18 novembre 1863, cinquième de dix enfants, à Casatisma (Pavie). Sa famille est aisée : son père Carlo est magistrat, sa mère fille d’avocat.

Depuis son entrée, en 1884, chez les Filles de saint Vincent de Paul, la Charité a été la règle de toute sa vie : dans un profond cheminement d’humilité, elle a vécu au quotidien cette affirmation du Fondateur : « Vous servez Jésus-Christ en la personne des pauvres : oh ! mes filles, que cela est vrai ! »
Elle monta au ciel à 61 ans, le 31 décembre 1924.

Giuseppina Nicoli a été béatifiée le 3 février (c’est cette date qui a été retenue pour la mémoire) 2008, sur la place de la basilique Nostra Signora di Bonaria à Cagliari (Sardaigne). La cérémonie a été présidée par le card. José Saraiva Martins, Préfet de la Congrégation pour les causes des saints, qui représentait le Pape Benoît XVI (Joseph Ratzinger, 2005-2014). Ont aussi participé à la célébration : le card. Franc Rodé, seize évêques de l’ile, 14 évêques de la péninsule et 400 prêtres.

Pour un approfondissement biographique : >>> Bse Giuseppina Nicoli

Source principale : vincenziani.com (« Rév. x gpm »).

©Evangelizo.org 2001-2018

SOURCE : http://levangileauquotidien.org/main.php?language=FR&module=saintfeast&localdate=20150203&id=14563&fd=0


Bl. Josephine Nicoli, Religious Sister of the Daughters of Charity

Born 1863. Beatified after publication of 2004 Roman Martyrology.

From vatican.va:


Giuseppina Nicoli was born at Casatisma, Pavia, Italy, on 18 November 1863, the fifth of 10 siblings. At the age of 20 she entered the Daughters of Charity of St Vincent de Paul in Turin, Italy. Two years later, in 1885, she was sent to Sardinia, Italy, where she spent most of her consecrated life. On Christmas Eve 1888 she took simple vows. In 1893, at age 30, she contracted tuberculosis which slowly consumed her holy life dedicated to God and neighbour. Her assignment in Sardinia reaped an abundant harvest. Not only did she care for the poor, orphans and the infirm, she also concerned herself with their evangelization.

At Cagliari she taught catechism to the young students and workers of the Society of the Pious Union of the Sons of Mary, which she had founded and directed and which had St Aloysius Gonzaga as its patron.

In 1899 she was sent to Sassari to run an orphanage, and while there she opened the first Italian section of the "Daughters of Charity" society, dedicated to mending, sewing and distributing clothing to the poor. These women also taught catechism to approximately 800 children every Sunday. For the older students she opened the School of Religion where they were trained to teach the faith to others.

In 1910 she was named provincial bursar of the Turin Province, which gave her the opportunity to return to "the Continent", as the people of Sardinia called it.

In 1912 she was assigned as Directress to the novitiate in Turin. But this duty lasted only nine months due to a deterioration in her lung condition, which spurred her superiors to relocate her to Sardinia, whose warmer climate could benefit her health.

Sr Giuseppina, who had left a warm and hospitable environment in Sassari, found upon her return in 1913 that the atmosphere had completely changed due to anticlericalism and the influence of private interests on behalf of politicians and civil administrators.

Although these same political and civil officials personally admired and esteemed Sr Giuseppina for her abilities and holiness, she suffered the calumny of being said to be incapable of administering the very orphanage she had previously administered successfully. All this led her superiors to transfer her back to Cagliari on 7 August 1914.

The hostilities of World War I did not spare the island of Sardinia and Sr Nicoli and her Sisters set to assisting the wounded. They adapted the kindergarten where they were assigned into a hospital and lovingly nursed the injured.

In Cagliari she was called by the local Bishop to set up the Dorotean Society, whose members were consecrated lay women. With the young women who joined her, Sr Giuseppina founded the "Young Women of Charity" in 1917, and opened with them in the poor, overpopulated suburb of Marina del Poetto a facility for the care of children afflicted with rickets and scrofulosis, a form of tuberculosis.

Other apostolic works that developed with the assistance of Bl. Nicoli were those of the Propagation of the Faith and the Holy Childhood Society. She founded the St Teresa Circle, the first group for young Catholic women in Cagliari and the nucleus of what would later become the Women's Catholic Action. Sr Nicoli also established the Josephite Association (with St Joseph as its patron) for religious instruction, to which the more well-to-do belonged.

This kaleidoscope of apostolic works which brought so much spiritual and material benefit to many is an example of the great things God can do in those who are entirely dedicated to him.

After her death at the age of 61, on 31 December 1924, a handwritten prayer was found tucked in the hollow of the Crucifix she had received at her first vows. In this prayer she had written: "I want to serve you faithfully, practicing poverty, chastity and obedience, and for love of you to serve the poor".

SOURCE : https://www.catholicnewsagency.com/martyrology_entry.php?n=6837


Blessed Giuseppina Nicoli

Casatisma, November 18, 1863 – Cagliari, December 31, 1924

Giuseppina Nicoli was born in Casatisma (Pavia), in a very religious family on November 16, 1863. She was raised in a serene environment even though, unfortunately, death took a number of brothers away at an early age. The young woman studied in Voghera and Pavia, achieving better results with the degree of master in the heart and cultivating a desire to devote herself to education of the poor. Vincenzo attracted by charisma, became a Daughter of Charity. She arrived in Turin, in the house of S. Central Salvario, September 24, 1883. A few months later she took the Parigi habit, in Rue du Bac, where Madonna, fifty years earlier, had appeared to Saint Catherine Labouré. She was only twenty years old when she was sent to Sardinia that, in time, was part of the same province of religion. To reach the island took a three-day trip. Her first assignment was to teach at the Conservatory of Providence of Cagliari. She issued vows straight five on which she wrote a thought, which was then rediscovered after her death. Addressing the Lord , she promised “to want to always faithfully serve, practicing poverty, chastity, obedience and serving for your love the poor.” She was thirty years old when diagnosed withtuberculosis, a disease that silently affected her health for the rest of her life, but never curbed the desire to continue to work for the Lord. When cholera broke out in the city, Sister Josephine was employed to cook, but once the emergency passed began the mission that would mark her life: educating young people and spreading the knowledge of the Gospel.


She began with students and workers who called her “Luigini” (protected from St. Louis). The community of Sassari, in 1899, needed a superior (called Sister serving) and the choice fell upon Sister Nicoli. Here she met the vincenzo, servant of God, Giovanni Battista Manzella. The dedication of Sister Josephine was extraordinary: she introduced the sisters to the women’s prison, established the first youth group volunteers, promoted Catechism in schools, including evening or Sunday, which reached eight hundred subscribers. She left this fertile land in 1910, when she returned to the capital of Savoy, a S. Salvario with the task of coordinating one hundred local communities and several thousand nuns as provincial economist. Then passed to her was the burdensome task of “teacher” of around sixty novices. Despite achieving excellent results, the cold climate of Turin was not suitable for her health and she was delayed in Sardinia. The various changes cost her greatly, but as we read her writingswe find that “True obedience is recognized for that simplicity that does not seek the reasons for the command, that generosity that does not distinguish between an important command and a desire not quell’umiltà if you do not have respect for God, quell’allegria pleased that God himself, that perseverance without which it is virtuous only half … The Crucified! Here’s the most beautiful Treaty of obedience.”

On the island things were completely changed, both in the community in civic education. From Sassari she was sent to asylum in Marina di Cagliari (August 1914). It was the beginning of the Great War and in the location of asylum was opened a hospital for the wounded. After passing the emergency Sister Nicoli gave birth to a series of exceptional works: LADY founded the Charity cucivano that shelter and clothing for the poor, curavano home help of the district and the summer colony for children with rickets. She directed the Daughters of Mary, including many religious vocations were born, made known in the city by the Propagation of the Faith and Holy Childhood, opened the Circle of S. Teresa, the first nucleus of the future Catholic Action female citizen. She founded the Josephites (protected by St. Joseph), guys who came from middle-class families whse injury prevented their children from attending catechism with the poor.

She was concerned that the young people from rural areas were in the service of the lords of the cities, “Zitine” (protected by s. Zita), gathered for spiritual retreats thousands of workers who worked at the Tobacco Factory. She was interested in the young bourgeoisie, she named Dorothy (protected by Dorothy S.), among which some became very good teachers. Special attention was given to street children, often orphans, who worked at the port and the market to make ends meet by acting as porters. She received hundreds who were away from their environment, instructed them, preparing them for decent work. They were known as the “Marianelli,” the Monelli of Mary. This time, however praiseworthy the Prosecutor many difficulties and misunderstandings, even within her community. In those years she was also involved in a dispute concerning the powers and ownership of asylum. With the advent of Fascism, like you saw bad management of the sisters. It was thanks to her that everything was resolved.

The writings of the Blessed are valuable for understanding her spirituality. We read: “We call ourselves Daughters of Charity, which means that we derived from the heart of God. We must demonstrate the works …”. “We must be the Guardian Angels of the Poor, and then whenever they refer to us, we should welcome them with kindness and spare nothing to help.” “We belong to God … Therefore, if God does not address our thoughts, our affection, our actions, we rubiamo what belongs”. “The Daughter of Charity not apply that to our individual movements of the heart of his spouse to adjust its”. “Do not say: they are always the same! We sail against the current of a river. If we fail to move forward, we say: Do not do anything. If you do not do anything would be carried away by current. If you are here because batch against the current, I support, surplus, I now includes merits. ” “Lord, I am nothing before you! When you go down in anything, is the light and grace. It leaves processed … The real spiritual life is this void that the soul makes itself with a total abnegation : Vacuum that is filled by God. ”

It contraddistinse ever for a holy joy: “God bless always, and always serve withfervor and merrily. The fervor feeds the joy and merriment keep the fervor, and both will benefit the material health. Oh, the joy is a remedy. “” Love makes us fly, jubilation. Serve the Lord cheerfully, be confident in him. ”
It was hers great devotion to Mary: “It’s what you can with joy and peace, and the rest Please Madonna to do so herself. Oh, are the experience and I say how can you trust to benefit the Blessed Virgin Mary. Skein of whatever, as intricate, is easily the bandol when you put your hands “. Sister Josephine was driving her sisters for many.

She had little more than sixty years when the bronchopneumonia forced he to bed. Suffered, intensified her union with God, without loss of her good mood. Years earlier she had written a confidant: “The crosses are precious gifts of God. You tell me you’re a broken wagon … I too am a broken wagon, but you see how happy I am!”. A man who had long opposed her kneeling at her bedside in death, between the tears, asked forgiveness from Sister Josephine, getting a smile of paradise. She breathed her last at 9 o’clock in the morning of December 31, 1924. The funeral so demonstrated in moving the affection of the entire city. Declared Blessed in Cagliari on February 3, 2008, her remains are venerated at the chapel of asylum Marina.

Author: Daniele Bolognini

SOURCE: Santi e Beati

SOURCE : https://theblackcordelias.wordpress.com/2008/12/31/blessed-giuseppina-nicoli/


Blessed Giuseppina Nicoli


Profile

Fifth of ten children born to a pious family. Joined the Daughters of Charity of Saint Vincent de Paul at the San Salvario house in Turin, Italy on 24 September 1883. In1885 she was assigned to the island of Sardegna; she spent most of her life ministering to the poor there.

In June of 1899 she became the director of the Sassari orphanage, and spent her free time teaching catechism to the poor, the illiterate, and the daughters of rich people whose children went to fine schools with no religious education. She encouraged Eucharistic Adoration, supported the Associazione dei Figli di Maria (Association of the Sons of Mary), and was director of the Associazione delle Figlie di Maria (Association of the Daughters of Mary).

From 1910 to August 1914 she was recalled to Turin to serve as provincial administrator and then as director of the seminary, but her superiors finally understood the level of work she had done in Sardegna, and returned her there. Though the civil government had become decidedly anti-clerical, she continued her good work, and even opened a School of Religion for young people. Worked with sick infants and children at the Marina Colony of the Poetto for several years, and turned part of the building into a hospital for woundedsoldiers during World War I.

During the whole of her time on the island she worked whenever possible with the Monelli di Maria (Urchins of Mary), children who were orphaned, homeless, abandoned, or thrown out of the house by their families. She got them to Mass, taught them catechism, to read and to write, and made sure they learned a trade so they could leave life on the streets. All this was done with the secret admiration of, but the open scorn of, most authorities who did not think such children could be reformed or saved.

Born

SOURCE : https://catholicsaints.info/blessed-giuseppina-nicoli/

Beata Giuseppina Nicoli Suora vincenziana

Casatisma, 18 novembre 1863 – Cagliari, 31 dicembre 1924

Per chiamarla “pan di burro”, a casa, a scuola e tra gli amici, un motivo devono averlo: tutti ammirano la sua dolcezza, la sua gentilezza, la sua predisposizione ad aiutare gli altri. Sono le stesse doti che trova in lei don Prinetti, animatore della carità a Voghera, che al momento buono le consiglia di entrare tra le “suore cappellone”, cioè le Figlie della Carità di San Vincenzo de Paoli, chiamate così per via del loro copricapo bianco, a larghe tese spioventi, rigidamente inamidate. Devono avere, come specificava il Fondatore, “per monastero la casa dei malati, per cella una camera d'affitto, per cappella la chiesa della parrocchia, per chiostro le vie della città e le sale degli ospedali, per clausura l'obbedienza, per grata il timor di Dio, e per velo la modestia”: per questo le ritiene adatte alla spiritualità e, soprattutto, alla dirompente carità di questa ragazza di vent’anni, di buona famiglia (il papà è pretore, il nonno materno avvocato), cresciuta insieme ad altri nove fratelli e sorelle. Dopo il noviziato nella Casa torinese di San Salvario la mandano a Cagliari, dove giunge il 1° gennaio 1885: il suo incarico “ufficiale” è l’insegnamento nel Conservatorio della Provvidenza, ma da subito non le basta.


Già l’anno dopo la città deve fare i conti con il colera e lei è in prima fila ad assistere i malati ed a portar conforto alle famiglie più povere della città, di cui scopre le piaghe più nascoste, in primo luogo l’analfabetismo, che combatte radunando i bambini e cercando di insegnar loro a leggere, scrivere e magari anche a diventar più buoni. Intanto la sua salute comincia a far capricci con il primo sbocco di sangue, che denuncia l’inizio della tubercolosi: non la farà morire, semplicemente la consumerà nei successivi 30 anni. Dopo 15 anni la vogliono a Sassari, come Suor Servente (cioè superiora) dell’orfanotrofio e qui trova il tempo per mettere in piedi una vorticosa attività di catechesi domenicale che raduna anche 800 bambini e che si affianca all’attività per i Figli di Maria e le Figlie di Maria, per i malati bisognosi, per le domestiche e per le carcerate. Nel 1910 la richiamano a Torino come economa provinciale e direttrice del Noviziato, ma dopo appena tre anni devono in gran fretta riportarla in Sardegna perché i suoi bronchi malati hanno bisogno di un clima più mite di quello piemontese.

Rientrata a Sassari deve fare i conti con il clima anticlericale e massone che si sta diffondendo in città e che le procurerà tanti dispiaceri: incomprensioni, malignità, false accuse obbligano la congregazione a trasferirla a Cagliari, al quartiere Marina, la zona dei bassifondi e della malavita, della povertà diffusa e dell’ignoranza dilagante, dove la carità di una suora ha solo l’imbarazzo di scegliere da dove iniziare. “Quando amiamo, nulla ci pesa, anche una piccola cosa fatta per amore ha grande valore agli occhi di Dio”, ripete a tutti e intanto si prende a cuore i ragazzi senza famiglia che popolano il quartiere, “is piccioccus de crobi” (i ragazzi della cesta): sono ragazzi di strada, che vivono di espedienti, perlopiù trasportando nelle loro ceste i bagagli o le compere dei signori; di notte dormono all’addiaccio, avvolti in pezzi di giornali. Li chiama i “Marianelli”, ossia “i monelli di Maria” e prova a restituire loro dignità, offrendo condizioni dignitose di vita.

 “Non  mettiamo limiti alla carità verso i nostri fratelli”, ripete, ma intanto lei, per il suo modo di farsi tutta a tutti, anche qui è circondata da diffidenza e malignità, quasi un rifiuto della sua persona da parte dei notabili e dall’amministrazione dell’asilo: una ferita che lei si porta dentro, nel più assoluto riserbo e coprendola con la più squisita carità. “Il segreto per divenire grandi santi è praticare le piccole virtù, facendo tutto bene, nel tempo, nel luogo e nella maniera con cui Dio vuole”: lei semplicemente si consuma di carità e di servizio, fino al dicembre 1924, quando deve mettersi a letto per una broncopolmonite, che la porta alla morte il 31 dicembre. Le danno sepoltura il 1° gennaio, lo stesso giorno cioè in cui 40 anni prima era sbarcata in Sardegna. Era sua abitudine dire che “per santificare gli altri, bisogna farsi santi, altrimenti si potrà fare strepito, ma vero bene, mai!”: che non sia il suo caso lo dimostra il fatto che già 5 anni dopo inizia il processo di canonizzazione di Suor Giuseppina Nicoli, che sfocia nella beatificazione, avvenuta a Cagliari, il 3 febbraio 2008.


Autore: Gianpiero Petti




Giuseppina Nicoli nacque a Casatisma (Pavia), in una famiglia molto religiosa, il 16 novembre 1863. Crebbe in un ambiente sereno anche se, purtroppo, la morte le portò via alcuni fratelli in tenera età. La giovane studiò a Voghera e a Pavia, conseguendo con ottimi voti il diploma di maestra e coltivando nel cuore il desiderio di dedicarsi all'istruzione dei poveri. Attratta dal carisma vincenziano, divenne una Figlia della Carità. Giunse a Torino, nella casa centrale di S. Salvario, il 24 settembre 1883. Qualche mese dopo fece la vestizione a Parigi, in Rue du Bac, dove la Madonna, cinquant'anni prima, era apparsa a s. Caterina Labouré. Aveva solo ventuno anni quando fu inviata in Sardegna che, al tempo, rientrava nella medesima provincia religiosa. Per giungere sull'isola occorrevano tre giorni di viaggio. Il suo primo incarico fu quello di insegnare al Conservatorio della Provvidenza di Cagliari. Emise i voti semplici cinque anni dopo, nella notte di Natale del 1888. Nel crocifisso che quel giorno le fu donato, mise un pezzo di carta su cui scrisse un pensiero ritrovato poi dopo la morte. Rivolgendosi al Signore promise “di volervi sempre fedelmente servire, praticando la povertà, la castità, l’obbedienza e servendo per amor vostro i poveri”. Aveva trenta anni quando le diagnosticarono la tubercolosi, malattia che minò silenziosamente la sua salute per il resto della vita, senza però mai frenare la voglia continua di lavorare per il Signore. Quando in città scoppiò il colera, suor Giuseppina fu addetta alle cucine economiche ma, passata l'emergenza, diede inizio alla missione che avrebbe contraddistinto la sua vita: istruire i giovani, diffondendo la conoscenza del Vangelo. Cominciò con gli studenti e gli operai che chiamò “Luigini” (protetti da S. Luigi). La comunità di Sassari, nel 1899, necessitava di una superiora (detta suor servente) e la scelta cadde su suor Nicoli. Qui conobbe il vincenziano, servo di Dio, Giovanni Battista Manzella. L'apostolato di suor Giuseppina fu straordinario: introdusse le suore nel carcere femminile, istituì il primo gruppo giovanile di volontariato, favorì le scuole di catechismo, anche serali o domenicali, che raggiunsero gli ottocento iscritti. Tanto terreno fertile fu lasciato nel 1910, quando tornò nella capitale sabauda, a S. Salvario, con il compito di coordinare come economa provinciale un centinaio di comunità locali e alcune migliaia di suore. Passò poi, all'altrettanto gravoso compito di “maestra” delle circa sessanta novizie. Nonostante gli ottimi risultati, il clima freddo di Torino era poco adatto alle sua salute e fu rimandata in Sardegna. I vari cambiamenti le costarono non poco, ma come leggiamo nei suoi scritti “La vera obbedienza si riconosce per quella semplicità che non cerca i motivi del comando, quella generosità che non fa distinzione tra un comando importante e un desiderio, quell'umiltà che non ha riguardo se non per Dio, quell'allegria che rallegra Dio stesso, quella perseveranza senza cui si è virtuosi solo a metà... Il Crocifisso! Ecco il più bel trattato dell'obbedienza".


Nell'isola le cose erano completamente cambiate, sia nella comunità che nell’amministrazione civica. Da Sassari fu mandata all’Asilo della Marina di Cagliari (agosto 1914). Si era all'inizio della Grande Guerra e nei locali dell’Asilo si allestì un ospedale per i feriti. Superata l'emergenza suor Nicoli diede vita ad una serie eccezionale di opere: fondò le Damine di Carità che riparavano e cucivano abiti per i poveri, curavano l'assistenza domiciliare del quartiere e la colonia estiva per i bambini rachitici. Diresse le Figlie di Maria tra cui nacquero numerose vocazioni religiose, fece conoscere in città l'opera della Propagazione della Fede e della Santa Infanzia, aprì il Circolo di S. Teresa, primo nucleo della futura Azione Cattolica femminile cittadina. Fondò i Giuseppini (protetti da S. Giuseppe), ragazzi che provenivano da quelle famiglie borghesi che per pregiudizio impedivano ai figli di frequentare il catechismo con i poveri. Si preoccupò delle giovani che dalle campagne andavano a servizio dei signori della città, le "Zitine", (protette da s. Zita); riunì per ritiri spirituali migliaia di operai che lavoravano alla Fabbrica dei Tabacchi. Si interessò delle giovani della borghesia, che chiamò Dorotee (protette da S. Dorotea), tra le quali alcune divennero ottime maestre. Un'attenzione tutta particolare fu rivolta ai ragazzi di strada, spesso orfani, che presso il porto e il mercato sbarcavano il lunario facendo i facchini. Ne accolse a centinaia senza allontanarli dal loro ambiente, li istruì, preparandoli ad un lavoro dignitoso. Erano conosciuti come i “marianelli”, i monelli di Maria. Quest'opera tanto benemerita le procurò però non poche difficoltà e incomprensioni, anche in seno alla sua comunità. In quegli anni fu anche coinvolta in una controversia riguardante le competenze e la proprietà dell’Asilo. Con l'avvento del Fascismo, mal volentieri si vedeva la gestione delle suore. Fu proprio grazie a lei che tutto si risolse. 

Gli scritti della Beata sono preziosi per comprenderne la spiritualità. Leggiamo: "Noi ci chiamiamo Figlie della Carità, il che significa che noi deriviamo dal cuore di Dio. Bisogna dimostrarlo con le opere...". "Noi dobbiamo essere gli Angeli Custodi dei Poveri, e quindi ogni qualvolta essi si indirizzano a noi, dobbiamo accoglierli con bontà e nulla risparmiare per soccorrerli". "Noi apparteniamo a Dio... Per questo, se non indirizziamo a Dio i nostri pensieri, i nostri affetti, le nostre azioni, noi rubiamo ciò che gli appartiene". "La Figlia della Carità non si applica che a consultare i movimenti del cuore del suo Sposo per regolare i suoi". "Non diciamo: sono sempre la stessa! Noi navighiamo contro la corrente di un fiume. Se non riusciamo ad andare avanti, non diciamo: non faccio niente. Se non facessi niente sarei trasportata via dalla corrente. Se sono sempre qui è perché lotto contro la corrente, mi sostengo, avanzo, mi arricchisco di meriti". "Signore, nulla io sono davanti a Te! Quando si scende nel proprio nulla, si trova la luce e la Grazia. Se ne esce trasformate... La vera vita spirituale è questo vuoto che l'anima fa in sé con una totale abnegazione: vuoto che è riempito da Dio". 

Si contraddistinse sempre per una santa allegria: "Benediciamo sempre il Signore, e serviamolo sempre fervorosamente e allegramente. Il fervore alimenterà l'allegria e l'allegria conserverà il fervore, e gioverà allo stesso tempo alla salute materiale. Oh, l'allegria è un gran rimedio”. "La carità ci fa volare, giubilando. Serviamo il Signore allegramente confidando in Lui". 

Fu grande la sua devozione mariana: "Fa quello che puoi con gioia e tranquillità, ed il resto prega la Madonna che lo faccia Lei stessa. Oh, fanne l'esperienza e mi saprai dire quanto giova affidarsi alla Madonna Santissima. Di qualunque matassa, per quanto intricata, si trova facilmente il bandolo allorché ci si mette le mani". Suor Giuseppina fu guida per molte sue consorelle.

Aveva poco più di sessant'anni quando una broncopolmonite la costrinse a letto. Soffrì, intensificando la sua unione con Dio, senza perdere il buon umore. Anni prima aveva scritto ad una confidente: "Le croci sono sempre preziosi doni di Dio. Tu mi dici che sei un carro rotto... Anch'io sono un carro rotto, ma tu vedessi come sono contenta!". Un uomo che l'aveva a lungo osteggiata, inginocchiato al suo capezzale di morte, tra le lacrime, chiese perdono ottenendo da suor Giuseppina un sorriso di paradiso. Spirò alle 9 del mattino del 31 dicembre 1924. I funerali manifestarono in modo commovente l'affetto dell’intera città. Dichiarata beata a Cagliari il 3 febbraio 2008, le sue spoglie sono venerate presso la cappella dell'asilo della Marina.



Autore: Daniele Bolognini

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/93508