samedi 17 décembre 2016

Saint CHRISTOPHE de COLLESANO, moine

Saint Christophe de Collesano

moine (10ème s.)

L'éparchie monastique du Latinium rappelle dans 'Vies des Saints et des frères Macaire et Saba' qui, arrivés sur cette terre par Colles, en Sicile, avec leur père, Christophe, ont vécu pendant un certain temps dans ce domaine où il a fondé plusieurs monastères et il est explicitement indiqué dans le voisinage d'un château-fort qui se trouvait près de la rivière, où ils fondèrent un monastère dédié à Saint Laurent.

Voir aussi Saint Macaire de Collesano.


Au mont Mercure en Lucanie, au Xe siècle, saint Christophe de Collesano, moine, qui avec toute sa famille travailla grandement à propager la vie monastique.


Martyrologe romain



San Cristoforo di Collesano Monaco


Martirologio Romano: Sui pendii del Mercurio in Basilicata, san Cristoforo da Collesano, monaco, che si dedicò intensamente con tutta la sua famiglia alla propagazione della vita monastica.

Visse nel sec. X, in un periodo particolarmente calamitoso per la Sicilia, occupata dai Saraceni. Fu marito di Call e padre dei santi Saba e Macario, due dei principali asceti italo-greci di quel tempo.

Dopo una vita religiosa molto intensa, si sentì chiamato a un ascetismo più accentuato, ai quale fu iniziato dal santo egumeno Niceforo nel monastero, allora fiorente, di San Filippo d'Agira. Col permesso del suo superiore, egli si ritirò a condurre vita eremitica presso la chiesa di San Michele di Ctisma, dove fu raggiunto dai suoi figli. Poco dopo anche a moglie Call si faceva promotrice dello stesso tenore di vita monastica tra le donne.

Verso il 941, a causa della carestia abbattutasi sulla Sicilia, fu costretto, insieme con i membri della famiglia e altri cittadini di Collesano, a trasferirsi in Calabria. Dopo varie peregrinazioni,

raggiunse la regione monastica del Mercurio, all'estremità settentrionale della regione, dove vivevano molti asceti e una grande quantità di monaci greci di vita angelica più che umana. In questa famosa eparchia costruì la chiesa di San Michele con un monastero annesso, che divenne centro di vita cenobitica. Avendo affidato la direzione del monastero al figlio Saba, egli intraprese il pellegrinaggio alla tomba degli Apostoli a Roma, che era di rito per tutti gli asceti italo-greci di quei tempi. Al ritorno, per l'aumentato numero dei discepoli, eresse un altro cenobio nel territorio di Laino, presso la diruta chiesa di Santo Stefano. Ivi riprese severamente un'orsa, che veniva periodicamente a devastare i legumi dei monaci, ed essa non si fece più vedere. In prossimità della morte fu assistito amorosamente dai membri della sua famiglia e dai monaci mercuriensi, che lo venerarono come un santo. Poco dopo lo seguì nella tomba la moglie Call, mentre i figli Saba e Macario prendevano la direzione dei monasteri da lui fondati. Nel Martirologio Basiliano la sua memoria ricorre al 17 dicembre.

Autore: Francesco Russo