lundi 16 janvier 2017

Sainte PRISCILLA de ROME, veuve

Priscilla, Matron (RM)
(also known as Prisca)

1st century (c. 98). Saint Priscilla, was the widow of Mancius Aeilius Glabrio, who was executed by Domitian most likely because he was a Christian. She was probably the mother of Saint Pudens, the senator. Tradition has it that she was the Roman hostess to Saint Peter, who used her home on Via Salaria as his headquarters in Rome. The catacomb of Priscilla under her home was named after her (Benedictines, Delaney).


Santa Priscilla di Roma Matrona


I sec. ?

Il nome di questa santa presenta un complesso problema agiografico – archeologico; essa fu inserita come matrona romana, nel ‘Martirologio Romano’ nel secolo XVI; è diventata controversa la sua identificazione. Potrebbe essere la moglie del martire Aquila che porta il suo stesso nome Priscilla e che a sua volta è detta anche Prisca, ricordata negli Atti degli Apostoli e nella lettera di s. Paolo. 

Oppure può essere identificata con l’omonima fondatrice del cimitero sulla nuova via Salaria (Catacombe di Priscilla). In ogni modo non vi sono notizie di un culto, prima dell’inserimento nel ‘Martirologio Romano’ al 16 gennaio, da parte del grande Cesare Baronio.


Etimologia: Priscilla = (come Prisco) primitivo, di un'altra età, dal latino


La tradizione agiografica accolta nel Martirologio Romano ricorda al 16 gennaio una santa Priscilla che sarebbe stata moglie di Manlio Acilio Glabrione e madre del senatore Pudente, e che avrebbe ospitato san Pietro nella propria villa a Roma situata nei pressi del cimitero di Priscilla sulla via Salaria: il nome e la data compaiono in manoscritti tardi del Martirologio Geronimiano, sulla base dei quali sono confluiti nel Romano. L'identificazione resta delle più problematiche, fondandosi sulla evidente contaminazione di diverse leggende romane e di dati di natura archeologica ed epigrafica: il celebre cimitero sulla via Salaria, luogo della deposizione di martiri e di papi del IV sec. (Marcellino, Marcello, Silvestro, Liberio, secondo la Depositio episcoporum e il Liber pontificalis), è verosimilmente all'origine dello statuto di santità attribuito all'eponima fondatrice, forse membro della gens Acylia (una Priscilla di rango senatorio, sorella di Manius Acilius Vero, è ricordata in un'epigrafe nell'ipogeo degli Acilii Glabrioni situato nelI’area), oppure - come ritenuto da qualche studioso - una liberta. 

Secondo lo stesso meccanismo, com'è noto, divennero spesso oggetto di culto e di elaborazione agiografica gli eponimi di tituli basilicali romani, considerati come santi locali oppure identificati con martiri forestieri. Si pensi al caso di sant’Anastasia, oppure a quello - assai significativo in rapporto al problema dell'identificazione di santa Priscilla - di una martire Prisca venerata a Roma nel VII sec., commemorata il 18 gennaio e sepolta - secondo gli itinerari coevi - nello stesso cimitero: è però da ritenere che si trattasse della fondatrice di un titulus sull'Aventino, menzionato in un'epigrafe del V secolo e negli atti del sinodo del 499; più tardi, al sinodo del 595, la chiesa viene ormai chiamata titulus sanctee Priscae, e nel sec. VIII la fondatrice viene identificata con la Prisca (o Priscilla) moglie di Aquila, di cui parlano san Paolo (Rm 16,3; 1Cor 16,19) e gli Atti degli Apostoli (18,2 e 18), si che il titulus - denominato Aquile et Prisce nel Liber pontificalis, II, 20, 24 e 42-43 - viene messo in relazione con le memorie apostoliche e con la stessa attività di Pietro e di Paolo a Roma. 

La vicinanza delle date di commemorazione (16 e 18 gennaio), la somiglianza dei nomi e la costante rappresentata dal cimitero sulla Salaria deporrebbero a favore dell'ipotesi di una confusione o di una sovrapposizione tra le due sante: ad entrambe tradizioni tarde tendono infatti ad attribuire l’identità prestigiosa - accreditata dalla fonte neotestamentaria - dell'ospite di san Paolo a Corinto, attiva con il marito Aquila nella prima catechesi cristiana. Aquila e Prisca (o Priscilla) vi erano giunti da Roma in seguito all'espulsione dei Giudei locali decretata nel 49 dall'imperatore Claudio; nella capitale d'Acaia offrirono ospitalità a Paolo, e più tardi si misero in viaggio con lui, stabilendosi a Efeso; al tempo dell'Epistola ai Romani (58) si trovavano a Roma, come prova l'affettuoso e grato saluto loro rivolto dall'Apostolo (16,3-5); una notizia più tarda, nella Seconda Lettera a Timoteo (4,19), ne riferisce il ritorno a Efeso: I’attribuzione ai due coniugi della qualità di "apostoli e martiri", presente nel Sinassario Costantinopolitano alla data del 13 febbraio, non ha fondamento, e sembra un'amplificazione dell'allusione di san Paolo ai rischi che costoro avrebbero corso per la sua salvezza (Rm 16,3). 

L'origine romana della coppia, la grafia greca del nome Aquila (Acylas), che rimanderebbe alla gens Acylia collegata con il cimitero sulla Salaria, e la presenza epigraficamente attestata nello stesso luogo di una Priscilla (nonché quella di una martire Prisca ricordata negli Itinerari del VII sec.), hanno certamente contribuito ad accreditare l'identificazione e a provocare la confusione di personaggi e di tempi. Va aggiunto inoltre che a comporre la leggenda che metteva in relazione Priscilla (o Prisca) con l’attività di Pietro a Roma concorse la contaminazione con il ciclo agiografico relativo alle sante Pudenziana e Prassede, figlie del senatore Pudente (secondo la tradizione <>) e nipoti di una Priscilla, tutti sepolti nel cimitero sulla via Salaria. 

Una Priscilla matrona romana compare inoltre nella Vita di s. Marcello di Anastasio Bibliotecario (sec. IX), come colei alla quale il papa si sarebbe rivolto per la costruzione del cimitero poi ricordato sotto il suo nome: la notizia e la conseguente identificazione con la fondatrice sono evidentemente frutto della fantasia dell'agiografo. È in ogni caso interessante notare che il 16 gennaio, ricorrenza di santa Priscilla, è anche la data tradizionale della depositio nel cimitero sulla Salaria di papa Marcello (Lib. pont., I, 164): segno ancora una volta dell'originario legame tra il cimitero di Priscilla e il moltiplicarsi delle leggende agiografiche sulla fondatrice, incrementate dalla fame dei personaggi ivi deposti.


SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/38150


Autore: M. Forlin Patrucco

dimanche 15 janvier 2017

Saint EPHISE (EPHYSIUS, EFISIO) de CAGLIARI, Apôtre de la SARDAIGNE et martyr



Saint Ephise

Apôtre de la Sardaigne (3ème s.)

Apôtre de la Sardaigne, originaire sans doute de Palestine, Elia-Capitolina, nom de Jérusalem à cette époque. Il fut décapité pour la foi. Il est le patron de Cagliari.

En 1650, une épidémie de peste tua la moitié de la population de Cagliari. Les habitants se tournèrent vers Saint Ephise, un martyr décapité en 303 à Nora sur la côte pour avoir refusé de renier la foi chrétienne. Il était commandant d'une division romaine de l'armée de l'empereur Dioclétien et, lors d'un voyage en Sardaigne où il devait supprimer les communautés chrétiennes de l'île, il eut une vision comme Saint Paul sur le chemin de Damas...

Voir aussi (en italien) Sant'Efisio, martire.

SOURCE : http://nominis.cef.fr/contenus/saint/5166/Saint-Ephise.html

Ephysius of Sardinia M (RM)

(also known as Efeso, Efisio, Ephysus of Cagliari)

Died 303 (?). Saint Ephysius was said to have been martyred in Sardinia under Diocletian, one of the fiercest persecutions. Nothing is known of his life, except his martyrdom. An ancient church was dedicated to him and there was an early translation of his relics to Capo di Pula (12 miles from Cagliari). The enduring cultus of Ephysius is witnessed by a series of paintings by Spinello Arietino in Pisa cathedral and by confraternities in his honor that held processions on May 1. During the Italian wars against the French in the last century, his cultus received new impetus when the defeat of the French was attributed to Ephysius's intercession, and he was named commander-in-chief of the Sardinian forces. Thus, in modern times, this local saint's posthumous help in battle was found credible and worthy of civil recognition. He is still greatly venerated on the island, while his relics lie at Pisa (Benedictines, Farmer).


In art Saint Ephysius is a young warrior receiving a banner and a sword from an angel. At times (1) Christ appears to him before battle, (2) in an oven or at the stake with the flames turning on his tormentors, or (3) beheaded at Cagliari (Roeder). He is the patron of Pisa and Sardinia (Roeder).

SOURCE : http://www.saintpatrickdc.org/ss/0115.shtml

Saint Ephysius of Sardinia

Also known as
  • Ephysius of Cagliari
  • Efisio of….
  • Efeso of….
  • Ephise of….
  • Ephysus of….
Profile

In Rome, Italy, Ephysius gained the favour of emperor Diocletian who made him governor of the island of Sardinia. Convert to Christianity. Diocletian then had him stripped of office, tortured and murdered. Martyr.

Born

Sant’Efisio: 400 years of faith.

A ceremony which is renewed with unchanged devotion and is heading for its four hundredth edition. The deep piety of an island which celebrates Saint Ephysius each year from 1 to 4 May. Cagliari hosts the start of the pilgrimage which proceeds slowly under the watchful coordination of the Archconfraternity of the Banner. A lot of work is put into every edition of the festival, true to a tradition that started in 1657 when the city’s authorities first fulfilled the vow they had made to the Martyr the year before, when they had promised to honour him with a procession if he would free the city from the plague.

Their prayers were answered: the rains swept away the epidemic which had decimated the town’s population. Since then, the rite has been repeated 357 times. Not even the bombing of the city in 1943 could interrupt the sequence – through broken streets and gutted buildings, the city still welcomed the Saint carried on an old truck followed by a small group of the bravest faithful. Nothing in comparison with today’s great feast with thousands of participants who gather here wearing their traditional costumes to intone prayers of thanks and sing ancient religious songs, or goccius, to the haunting melodies of the launeddas (reed pipes). But it is as the cortege leaves the city, heading for the small church of Giorgino, that one can best appreciate the deep devotion to Saint Ephysius. The first stopover is at the small church at Villa Ballero: the statue is transferred from its elegant gilded carriage to a country cart, and its gaudy garments are replaced by simpler clothing. After Su Loi (Capoterra), the statue reaches Villa d’Orri where the holy Eucharist is celebrated in the chapel of the Manca di Villahermosa family. Then on to another mass at Sarroch, in the church of Santa Vittoria.

On the second day, a stopover at Villa San Pietro then on to Pula and the church of San Giovanni Battista and a short halt in the small church of San Raimondo before reaching Nora. From the small church of Sant’Efisio, on the third day the procession wends its way towards the beach where the Saint was martyred, before starting its return trip. The Saint reaches Cagliari in the late evening of 4 May, its route lit by the flames of torches.



THE FESTIVAL OS SANT’EFISIO

In 1652 Sardinia was afflicted by a plague. Half the population of Cagliari died. Everywhere there was death and desperation. Then the people turned to Efisio di Elia, a martyred saint, who had been beheaded in the year 303 in Nora which is on the coast of Cagliari for refusing to deny the Christian Faith. Efisio was the commanding officer of a garrison of the Roman Emperor Diocleziano's army and was in Sardinia to suppress the Christian communities on the island. However, during a trip he had a vision similar to the one Paul had on the way to Damascus. After seeing the vision Efisio changed from persecutor into the most ardent follower of Christ. When he was asked to deny the Christian Faith he refused and was sentenced to death. He was imprisoned in Cagliari (where today there is a church dedicated to him) and was then moved secretly to the coast of Cagliari in order to prevent the people from protesting against his sentence. Efisio was beheaded by a Roman soldier on the beach of Nora.

The worship of Sant' Efisio spread throughout Cagliari and Sardinia. The crypt in Stampace, which was the prison where Efisio was kept, became a centre of spirituality and afterwards, in Nora, the place of Efisio's martyrdom, a charming little aisleless church, nowadays submerged below the sea, was built.

The name of Sant' Efisio became inextricably linked with Cagliari and Sardinia after the plague of 1650 which was the same plague Manzoni described in his famous book "I Promessi Sposi".

Sant' Efisio di Cagliari Martire


sec. III-IV

Emblema: Palma

La popolarità di questo santo, soprattutto in Sardegna e a Cagliari in particolare, dove il 1° maggio si svolge la solenne processione detta "il calendimaggio cagliaritano", dovuta al racconto del suo martirio scritto da un certo prete Mauro, che asserisce di essere stato tra i testimoni della gloriosa morte di S. Efisio "a principio usque ad finem", cioè dall'inizio dei terribili supplizi, ai quali il martire fu sottoposto, fino alla conclusione del cruento dramma. Gli studiosi non ne sono per nulla convinti e ritengono l'autore di questa Passio, scritta dopo la liberazione della Sardegna dai Saraceni, un insigne falsario.

E’ difficile infatti dargli credito là dove afferma di aver fatto il racconto del martirio di Efisio su preghiera di questi, perché la sua morte per Cristo fosse di esempio ai posteri. La scarsa originalità del suo racconto ha fatto pensare al plagio degli Atti del martirio di S. Procopio, martire palestinese. Il Martirologio Romano pone il martirio di S. Efisio a Cagliari, il 15 gennaio, durante la persecuzione scatenata dall'imperatore Diocleziano.

Pochi sono gli episodi originali e presumibilmente autentici narrati dal maldestro biografo di S. Efisio. Ciononostante questo testo ha avuto una straordinaria popolarità e ha fornito lo spunto a raffigurazioni pittoriche degne di ammirazione, come gli affreschi di Spinello Aretino, che in sette mesi, a partire dal settembre del 1391, dipinse nel Camposanto di Pisa l'intero ciclo della vita del martire cagliaritano.

Il Lanzoni, nel suo commento al Martirologio Romano, dice: "Al tempo delle invasioni barbariche le reliquie del santo sarebbero state rimosse da una chiesuola, che esiste ancora presso Capo Pula, non lungi dall'antica Nora, e trasportate dentro Cagliari per maggiore sicurezza. In verità quella chiesa ha restituito due iscrizioni cristiane antiche, quantunque non datate. Ma nulla si conosce del martire, fuori della sua passione.

Una volta S. Efisio era venerato dai sardi insieme con S. Potito di Sardica, questi il 13 gennaio e S. Efisio il 15. S. Potito, le reliquie del quale si venerano a Nora con quelle di S. Efisio, fu creduto sardo, mentre egli senza dubbio appartenne a Sardica. Fu martire orientale anche S. Efisio. Il culto di quest'ultimo ebbe nel 1793 un grande ritorno di fiamma, quando i sardi si opposero vittoriosamente ai Francesi, che tentavano di impadronirsi dell'isola. S. Efisio, al quale venne attribuito quel grosso successo militare, fu proclamato comandante supremo dei combattenti. 


Autore: Piero Bargellini






Il Lanzoni, con l'acume e l'equilibrio che gli sono propri, ci informa che la passio di Efisio è assai tarda e che fu composta probabilmente «dopo la liberazione dell'isola dai Saraceni e sulla falsariga di quella di s. Procopio». Il suo martirio è posto a Cagliari sotto Diocleziano il 15 gennaio o il 13 novembre. «Al tempo delle invasioni barbarichele reliquie del santo sarebbero state rimosse da una chiesuola, che esiste ancora presso Capo di Pula, non lungi dall'antica Nora, e trasportate dentro Cagliari per maggior sicurezza. In verità quella chiesa ha restituito due iscrizioni cristiane antiche, quantunque non datate. Ma nulla si conosce del martire, fuori della sua passione. Una volta s. Efisio era venerato dai Sardi insieme cons. Potito di Sardica, questi il 13 gennaio e s. Efisio il 15. San Potito, le reliquie del quale si veneravano a Nora con quelle di s. Efisio, fu creduto sardo, mentre egli senza dubbio appartenne a Sardica. Fu martire orientale anche s. Efisio».

I Bollandisti, nel Commento al Martirologio Romano, dopo aver messo in rilievo che il prete Mauro, autore della passio, asserisce di essere stato presente al martirio del santo «a principio usque ad finem» e di averne fatto la narrazione su preghiera di lui ad esempio dei posteri,concludono che si tratta di un insigne falsario, che adattò al suo eroe gli Atti, a loro volta favolosi, di s. Procopio, martire in Palestina. Infine il Delehaye (Les légendes hagiographiques, Bruxelles 1953, pp. 135-36) nota che di originale negli Atti di Efisio non vi sono che alcuni episodi marginali mal cuciti tra loro e alcuni nomi di luogo. Il rimaneggiamento è così superficiale e grossolano che il racconto non ha neppure l'apparenza della verosimiglianza. Ciononostante a Cagliari esiste unaantica chiesa dedicata al nostro santo, restaurata nei secc. XVI e XVIII.

Fin dal Cinquecento sono sorte confraternite in onore di Efisio e dal 1657 egli è festeggiato il 1° maggio con una solenne processione detta «il calendimaggio cagliaritano». Nel 1793 i Sardi si opposero ai Francesi, che volevano impossessarsi dell'isola: la loro vittoria fu attribuita ad Efisio, proclamato comandante supremo dei combattenti.



Autore: Pietro Burchi


Saint CEOLWULF de NORTHUMBRIE, roi et moine bénédictin

Saint Ceolwulf

Roi de Northumbrie puis moine ( v. 765)

Ceolwulph ou Ceolulph
Homme instruit et pieux, roi de Northumbrie de 729 à 737 (à part une courte période entre 731 et 732 où il fut déposé puis reinstallé), peu enclin à l'autorité nécessaire, il abdiqua en 738 et rejoignit le monastère de Lindisfarne. Saint Bède dédia son 'Histoire de l'Eglise' à Ceolwulf le 'roi le plus glorieux'



Ceolwulf, OSB, King, Monk (AC)

(also known as Ceowulf, Ceolwulph)

Died 764 (or perhaps a few years earlier). King Ceolwulf of Northumbria, England, abdicated his throne after reigning for eight years to become a monk at Lindisfarne. Or so some sources would have you believe. Apparently the story is deeper, Ceolwulf ascended the throne of Northumbria in 729 and just two years later he was captured and forcibly tonsured. Later that year he was released and continued his rule.


Somehow God was working even in the evil of civil unrest. In 737 or 738, Ceolwulf did indeed willingly give up civil power in exchange for the grace of the evangelical counsels at Lindisfarne. He was so highly venerated that the Venerable Bede dedicated his Ecclesiastical History to "the Most Glorious King Ceolwulf." Bede praised Ceolwulf's piety but was reserved regarding the king's ability to govern.

At Lindisfarne, which he endowed so generously that the monks could then afford to drink beer or wine (formerly, like many ascetics, they drank only water or milk), Ceolwulf encouraged learning and the monastic lifestyle. Ceolwulf was buried near Saint Cuthbert at the monastery, where miracles were believed to prove his sanctity. The relics of both saints were translated in 830 to Egred's new church at Norham-on- Tweed. Later Ceolwulf's head was transferred to Durham (Benedictines, Delaney, Farmer, Gill).

SOURCE : http://www.saintpatrickdc.org/ss/0115.shtml

Ceolwulf
(CEOLWULPH or CEOLULPH)
King of Northumbria and monk of Lindisfarne, date and place of birth not known; died at Lindisfarne, 764. His ancestry is thus given by the "Anglo-Saxon Chronicle": "Ceolwulf was the son of Cutha, Cutha of Cuthwin, Cuthwin of Leoldwald, Leoldwald of Egwald, Egwald of Aldhelm, Aldhelm of Ocga, Ocga of Ida, Ida of Eoppa." Harpsfeld says that he succeeded Osred on the throne, but most authorities say that he was adopted as heir by Osric in 729. Learned and pious, he lacked the vigour and authority necessary for a ruler. Bede bears witness to his learning and piety in the introductory chapter of his "Ecclesiastical History". He dedicated this work "to the most glorious King Ceolwulph", sent it to him for his approval, and addresses him thus: "I cannot but commend the sincerity and zeal, with which you not only give ear to hear the words of Holy Scripture, but also industriously take care to become acquainted with the actions and sayings of former men of renown."
His unfitness for his duties as king prompted his subjects to seize him and confine him in a monastery in the second year of his reign. He escaped from this confinement and reascended the throne. During his reign he appointed his cousin Egbert to be Bishop of York, and Bede tells us that the ecclesiastical affairs of his kingdom were presided over by the four bishops, Wilfrid, Ethelwald, Acca, and Pecthelm. After a reign of eight years he wearied of "the splendid cares of royalty", and voluntarily resigned to become a monk at Lindisfarne (738). His cousin Eadbert succeeded him. Ranulphus Cestrensis speaks of his retirement to St. Bede's monastery of Jarrow, but all others agree that it was Lindisfarne. He brought to the monastery many treasures and much land, and after his entrance the monks were first allowed to drink wine and beer, contrary to the tradition handed down from St. Aidan, who only allowed them milk or water. Henry of Huntingdon, when entering into detail with regard to his retirement, says he was principally urged to it by reading the writings of Bede on the lives of former kings who had resigned their thrones to enter the monastic state. He was buried in the cathedral of Lindisfarne next to the tomb of St. Cuthbert, and, according to Malmesbury, many miracles were wrought at his tomb. The body was afterwards transferred to the mainland of Northumberland, probably along with St. Cuthbert's, in order to preserve it from desecration at the time of the Danish invasion. His feast day in the calendar is the 15th of January.

Sources

BEDE, Eccles. History (ed. (GILES), I, 334, 335, 340; Acta SS., Jan. 25,I; LINGARD, Hist. of England (London, 1854), I, 71, 72; DIXON AND RAINE'S Fasti Eborac., 94; Anglo-Saxon Chronicle (ed. GILES), index; RAINE, Hist. of North Durham, 68.

Hind, George. "Ceolwulf." The Catholic Encyclopedia. Vol. 3. New York: Robert Appleton Company, 1908. 15 Jan. 2017 <http://www.newadvent.org/cathen/03537a.htm>.

Transcription. This article was transcribed for New Advent by Douglas J. Potter. Dedicated to the Immaculate Heart of the Blessed Virgin Mary.

Ecclesiastical approbation. Nihil Obstat. November 1, 1908. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur. +John Cardinal Farley, Archbishop of New York.



St. Ceolwulf

King of Northumbria

(c.AD 695-764)

Born: circa AD 695

Died: 15th Janury AD 764 at Lindisfarne Priory, Northumberland


Ceolwulf was of the race of King Ida the Burner of Bernicia; but of a younger branch of the family to the mighty house of Aethelric which was in the ascendant at the time of his birth, around AD 695. The House of Ocga only came to the fore when Ceolwulf's brother, Coenred, seized the Northumbrian throne in AD 716. He ruled for only two years, but Celowulf must have enjoyed the short-lived influence which it brought him.

King Osric, the last of the House of Aethelric, then took the Northumbrian crown and ruled for more than ten years. In AD 729, he nominated Ceolwulf as his successor and died shortly afterward. Ceolwulf was a man with deep monastic interests, perhaps little suited to affairs of state. Bede looked to him as his patron and dedicated his "History of the English Church" to him in AD 731. Ceolwulf, meanwhile, was vainly attempting to struggle against the disorder and decay of his country; but that same year, he was ambushed, made captive by, now unknown, enemies and shut up in a monastery. He did still, however, have supporters throughout the country and they were, fortunately, able to secure his escape and subsequent restoration to the throne. Bishop Acca of Hexham was expelled from his See shortly after these events and it seems likely he was a major opponent of Ceolwulf's regime.

Ceolwulf reigned justly on for some eight years, before regrets and an unconquerable desire for that mon-astic life compelled him to abandon his lofty position. He made the best provisions possible for the security of his country and for a good understanding between the spiritual and temporal authorities, nominating, as his successor, his worthy cousin, Prince Edbert. Then, giving up the cares of powers, he resigned. He cut his long beard, had his head shaved in the form of a crown and retired to bury himself anew on the holy island of Lindisfarne, in the monastery beaten by the winds and waves of the North Sea. There, he passed the last twenty or so years of his life in study and happiness. He had, while King, enriched this monastery with many great gifts, and obtained permission for the use of wine and beer for the monks, who, up to that time, according to the rigid rule of ancient Celtic discipline, had been allowed no beverage but water and milk.

He died on 15th January AD 764 and was buried next to St. Cuthbert in Lindisfarne Priory. Miracles attested his sanctity and his holy body followed St. Cuthbert's to the newly built church at Norham-upon-Tweed, in AD 830. Here he remained, a major pilgrimage attraction until the Reformation, though his head was translated to Durham Cathedral.

Partly Edited from S. Baring-Gould's "The Lives of the Saints" (1877).


San Ceolwulf Re di Northumbria


† Lindisfarne, Inghilterra, 760/764

Osric, figlio di Cuthe, re di Northumbria, alla sua morte designò a succedergli il fratello Ceolwulf che, pro­babilmente, durante il suo regno aveva vissuto in un monastero senza tentare di insidiargli il trono. Il nuovo re favorì lo sviluppo della Chiesa, sceglien­do buoni prelati per le nuove diocesi e dando egli stesso esempio di vita cristianamente fervorosa. Si­meone di Durham fissa al 729 la data della sua in­coronazione che, invece, dal Saxon Chronicle è po­sta al 731 : in quest'anno, però, secondo il conti­nuatore di Beda, si ebbe un'insurrezione e il re, de­posto, fu costretto a subire la tonsura. Liberato, Ceolwulf dopo qualche tempo abdicò spontaneamente e si fe­ce monaco a Lindisfarne (737), dove morì pieno di meriti nel 760 (secondo Fiorenzo di Worchester) o nel 764 (secondo Simeone di Durham). Il suo corpo dopo qualche tempo fu traslato a Norham a cura del vescovo Ecgred, a eccezione del cranio che fu portato a Durham nella chiesa di S. Cutberto; la sua festa si celebra il 15 genn.


A quanto sembra, Ceolwulf ebbe una buona cultura scritturistica : è a lui (gloriosissimo regi Ceoluulfo) che Beda dedicò la sua Historia Ecclesiastica, rite­nendo che la storia dovesse essere maestra di vita, specie per un re.



Autore: Giovanni Battista Proja

Saint FRANCESCO FERNANDEZ de CAPILLAS, pêtre dominicain, missionnaire et martyr


Saint François Fernandez de Capillas

Dominicain, martyr en Chine ( 1648)

Ce fut exactement le 15 janvier 1648 que les Tartares Mandchous, ayant envahi la région du Fujian et s'étant montrés hostiles au christianisme, tuèrent le Bienheureux François Fernández de Capillas, prêtre de l'Ordre des Frères Prêcheurs. Après l'avoir emprisonné et torturé, ils le décapitèrent pendant qu'il récitait avec d'autres les mystères douloureux du Rosaire. (source: site du Vatican)

Premier martyr chrétien en terre chinoise, il fut béatifié en 1909 par saint Pie X avec quatorze autres martyrs chinois et canonisé, le 1er octobre 2000, par Jean-Paul II avec saint Augustin Zhao Rong pendant le jubilé.

À Fu’an dans la province de Fujian en Chine, l’an 1648, saint François Fernandez de Capillas, prêtre de l’Ordre des Prêcheurs et martyr. Après avoir porté le nom du Christ aux îles Philippines et dans le Sud de la Chine, lors de la persécution des Tartares, il fut mis en prison, maintenu longtemps captif, torturé de diverses manières, et enfin décapité, devenant le premier martyr de la Chine.

Martyrologe romain

SOURCE : http://nominis.cef.fr/contenus/saint/11365/Saint-Francois-Fernandez-de-Capillas.html

Saint François Fernandez, op

   François Fernandez de Capillas naquit près de Valence, le 14 août 1607. A dix-sept ans, il entra dans l' Ordre des Frères prêcheurs dominicains, prenant l'habit au couvent Saint-Paul de Valladolid. Puis il partit comme missionnaire à Manille, dans les Philippines qui appartenaient à la couronne d' Espagne.

Il y fut ordonné prêtre en 1631 et resta une décennie à prêcher et  à évangéliser. Il avait une réputation de religieux ascétique et zélé et fit de nombreuses conversions. En 1642, il obtint enfin la permission tant désirée d' aller prêcher en Chine. Il devait reprendre l' apostolat de Fou-Kien, puis aller à Fokan, Moyang et Ting-Ten.

Mais en 1644, la dynastie des Ming fut renversée au profit de celle des Tsing (ou Qing), des Mandchous qui étaient hostiles aux prédicateurs chrétiens. Dans les premiers jours de décembre 1647, alors qu' il revenait de Fokan où il avait administré l' extrême-onction à un malade, le Père Fernandez fut arrêté. Insulté et calomnié, il fut condamné à la torture.

A moitié mort, il fut emprisonné en attendant son procès et sa condamnation à mort. Il édifia les autres prisonniers.

Il fut décapité, le 15 janvier 1648, à Fokan, devenant ainsi le premier martyr chrétien en terre chinoise.

Il fut béatifié en 1909 par saint Pie X avec quatorze autres martyrs chinois et canonisé, le 1er octobre 2000, par Jean-Paul II.


SOURCE : http://ut-pupillam-oculi.over-blog.com/tag/saints%20hispaniques/

Saint François Fernandez de Capillas, martyr

Ce fut exactement le 15 janvier 1648 que les Tartares Mandchous, ayant envahi la région du Fujian et s'étant montrés hostiles au christianisme, tuèrent saint François Fernández de Capillas, prêtre de l'Ordre des Frères Prêcheurs qui, après avoir porté le nom du Christ aux îles Philippines l’avait annoncé dans le Sud de la Chine. Après l'avoir emprisonné et torturé, ils le décapitèrent pendant qu'il récitait avec d'autres les mystères douloureux du Rosaire.

SOURCE : http://www.paroisse-saint-aygulf.fr/index.php/paroisse-saint-aygulf/saint-du-jour/icalrepeat.detail/2016/01/15/1376/89%7C88/saint-francois-fernandez-de-capillas-pretre-et-martyr?filter_reset=1

Saint Francisco Fernández de Capillas

« Protomartyr de la Chine »

Fête le 15 janvier

O.P.

Baquerín de Campos, Valladolid, 11 août 1607 – † Fuan, Fujian, 15 janvier 1648

Béatifié le 2 mai 1909

Canonisé le 1er octobre 2000 par le pape Jean Paul II

Le Pape reçut, à partir de 1943, 57 lettres de postulation ou des requêtes de canonisation en faveur du Protomartyr de la Chine, le Bienheureux dominicain Francisco Fernández de Capillas (mort en 1648). Elles provenaient d’évêques, de conférences épiscopales et d’ordres religieux d’Espagne, du Portugal, des Philippines, de Chine et de Taïwan. Ce fut exactement le 15 janvier 1648 que les Tartares Mandchous, ayant envahi la région du Fujian et s’étant montrés hostiles au christianisme, tuèrent le Bienheureux François Fernández de Capillas, prêtre de l’Ordre des Frères Prêcheurs. Après l’avoir emprisonné et torturé, ils le décapitèrent pendant qu’il récitait avec d’autres les mystères douloureux du Rosaire. Le Bienheureux François Fernández de Capillas a été reconnu par le Saint Siège comme le « premier martyr » de la Chine (« Premier missionnaire dominicain martyr en Chine »).


SOURCE : http://www.martyretsaint.com/francisco-fernandez-de-capillas/

Blessed Francis Ferdinand de Capillas, OP M (AC)


Born in Vacherim de Campos or Palencia (Valencia?), Spain, 1608; died 1648; beatified by Pope Pius X in 1909 and proclaimed the Proto-Martyr of China. The 17th century was a period of great missionary activity. Many martyrs shed their blood on distant shores. Dominicans and Jesuits contributed a great share to the blood of martyrs. Among this glorious company, the Dominican Francis de Capillas has become the type and exemplar of them.


Nothing is known of his childhood. He entered the Dominicans at Valladolid at age 17. The Spain of his youth was still ringing with the missionary zeal of Saints Louis Bertrand, Philip de las Casas, and Francis Xavier; the report of the martyrdom of Alphonsus Navarette (June 1), in Japan, was news at the time. Perhaps the bravery of these men helped to fire the young Francis with apostolic longing, for he volunteered for the Philippine mission while he was a deacon. At age 23 (1631) he left Spain and was ordained in Manila. Here, at the gateway to the Orient, the Dominicans had founded a university in 1611, and the city teemed with missionaries travelling throughout the Orient.

The young priest labored for 10 years in the province of Cagayan, the Philippines, where heat, insects, disease, and paganism leagued against the foreigner to make life very hard. But it was not hard enough for Francis. He begged for a mission field that was really difficult; perhaps, like many of the eager young apostles of that time, he was hoping for an assignment in Japan, where the great persecution was raging. He was sent to Fukien, China, where he worked uneventfully for some years. Then a Tartar invasion put his life in jeopardy. He was captured by a band of Tartars and imprisoned as a spy.

Francis, like his Master, was subjected to a mock trial. Civil, military, and religious officials questioned him, and they accused him of everything from political intrigue to witchcraft. He was charged with disregarding ancestor worship, and, finally, since they could "find no cause in him," he was turned over to the torturers.

He endured the cruel treatment of these men with great courage. Seeing his calmness, the magistrates became curious about his doctrines. They offered him wealth, power, and freedom, if he would renounce his faith, but he amazed and annoyed them by choosing to suffer instead. They varied the tortures with imprisonment, and he profitably used the time to convert his jailor and fellow prisoners. Even the mandarin visited him in prison, asking Francis if he would renounce his faith or would he prefer to suffer more. Being told that he was glad to suffer for Christ, the mandarin furiously ordered that he be scourged again "so he would have even more to be glad about."

Francis was finally condemned, as it says in the breviary, as "the leader of the traitors," these being (presumably) the rebel army that was besieging the city. The official condemnation is stated in those words: "After long suffering, he was finally beheaded and so entered into the presence of the Master, who likewise suffered and died under a civil sentence" (Benedictines, Dorcy). 


SOURCE : http://www.saintpatrickdc.org/ss/0115.shtml

Saint Francis Ferdinand de Capillas

Profile

Joined the Dominicans in Valladolid, Spain. Ordained in Manila, Philippines in 1631. Missionary and parish priest in Cagayan, Philippines. Missionary to China for several years. He made so many converts in Fu-kien that local officials arrested him as a spy. Accused of espionage, political intrigue, witchcraft, disregarding ancestor worship and anything else they could think of, and then tortured; he converted several of his jailers to Christianity. Considered the proto-martyr of the Martyrs of China.

Born

SOURCE : http://catholicsaints.info/saint-francis-ferdinand-de-capillas/


Saint Francisco Fernandez de Capillas, Protomartyr of China

Baquerin dos Campos (Valencia), August 14, 1607 – Fogan (China), January 15, 1648

Francis Fernandez de Capillas is protomartyr of missionaries in China, the glory and pride of the Dominicans.

Born in Baquerin dos Campos, in the diocese of Valencia on August 14, 1607, at 17 he entered the Order of Preachers, wearing the dress in the convent of S. Paul in Valladolid; yet a deacon he left to do missionary work in the Philippines, landing in Manila.

Here he remained for a decade working hard alongside missionaries and being ordained a priest in 1631; his field of apostolate was the district of Cagayan (Luzon), in which he was able to gather a great flourishing of conversions.

An apostolic soul and at the same ascetic, he was able to join zeal to an extraordinary spirit of penance, he took his short rest stendendosi over a wooden cross and willingly not defended by the bites of insects infesting the region.

He considered that time spent in the Philippines, as a period of preparation for the mission in China, which was granted in 1642.

But in 1644 the Chinese Ming dynasty, took over the Manchu Tartars, who were hostile to missionaries and immediately began to persecute Christians.

In early December 1647, Father Francis was captured while returning from Fogan, where he had gone to administer the sacraments to a sick person. Insulted and slandered passed by a court to another, he suffered the torture of malleolus (ie make the walk between two asticelle in order to move the bones).
He was scourged, repeatedly blooded, enduring the tortures without cries of pain, so that judges and torturers were surprised at the end. He was moved almost dying in a prison where they locked up those condemned to death.

He was involved in the travel and destination to another missionary who returned via Formosa, to resume the apostolate begun in Fukien; father Francis Fernandez de Capillas undertook with all its might to evangelize the region, picking off handsomely in the cities of Fogan , and Ting-Moyang ten.
His conduct was uplifting, and aroused the admiration of others sentenced to death and prison guards themselves, who were allowed past the foods do not die of hunger.

On January 15, 1648 Father Francis was sentenced to death on charges of disseminating false doctrines and religious sobillato for the people against the rulers.

His death sentence, by decapitation, was carried out at Fogan the same day, he was thus the first martyr of the vast Chinese empire.

He was beatified by Pope s. Pius X, May 2 in 1909 along with 14 Chinese faithful martyrs and canonized together with 120 martyrs of China on October 1, 2000 by Pope John Paul II, and their collective memory is on July 9, while the liturgical celebration of St. Francis Fernandez de capillas is January 15.

SOURCE: Santi e Beati

SOURCE : https://theblackcordelias.wordpress.com/2009/01/15/saint-francisco-fernandez-de-capillas-protomartyr-of-china-january-15/


Memorial day: January 15th

   Profile
    The 17th century was a period of great missionary activity. Many martyrs shed their blood on distant shores. Dominicans and Jesuits contributed a great share to the blood of martyrs. Among this glorious company, the Dominican Francis de Capillas has become the type and exemplar of them.

    Nothing is known of his childhood. He entered the Dominicans at Valladolid at age 17. The Spain of his youth was still ringing with the missionary zeal of Saints Louis Bertrand, Philip de las Casas, and Francis Xavier; the report of the martyrdom of Alphonsus Navarette (June 1), in Japan, was news at the time. Perhaps the bravery of these men helped to fire the young Francis with apostolic longing, for he volunteered for the Philippine mission while he was a deacon. At age 23 (1631) he left Spain and was ordained in Manila. Here, at the gateway to the Orient, the Dominicans had founded a university in 1611, and the city teemed with missionaries traveling throughout the Orient.

    The young priest labored for 10 years in the province of Cagayan, the Philippines, where heat, insects, disease, and paganism leagued against the foreigner to make life very hard. But it was not hard enough for Francis. He begged for a mission field that was really difficult; perhaps, like many of the eager young apostles of that time, he was hoping for an assignment in Japan, where the great persecution was raging. He was sent to Fukien, China, where he worked uneventfully for some years. Then a Tartar invasion put his life in jeopardy. He was captured by a band of Tartars and imprisoned as a spy.

    Francis, like his Master, was subjected to a mock trial. Civil, military, and religious officials questioned him, and they accused him of everything from political intrigue to witchcraft. He was charged with disregarding ancestor worship, and, finally, since they could "find no cause in him," he was turned over to the torturers.

    He endured the cruel treatment of these men with great courage. Seeing his calmness, the magistrates became curious about his doctrines. They offered him wealth, power, and freedom, if he would renounce his faith, but he amazed and annoyed them by choosing to suffer instead. They varied the tortures with imprisonment, and he profitably used the time to convert his jailor and fellow prisoners. Even the mandarin visited him in prison, asking Francis if he would renounce his faith or would he prefer to suffer more. Being told that he was glad to suffer for Christ, the mandarin furiously ordered that he be scourged again "so he would have even more to be glad about."

    Francis was finally condemned, as it says in the breviary, as "the leader of the traitors," these being (presumably) the rebel army that was besieging the city. The official condemnation is stated in those words: "After long suffering, he was finally beheaded and so entered into the presence of the Master, who likewise suffered and died under a civil sentence" (Benedictines, Dorcy).

Born:1608 in Old Castile, Spain

Died: Martyred in January 15, 1640 in China

Beatified: May 2,1909 by Pope Pius X


Prayers/Commemorations

First Vespers:

Ant. This is a martyr indeed, who for the name of Christ shed his blood; who neither feared the threats of judges, nor sought the glory of  earthly dignity, but has joyously come to the the heavenly kingdom.

V. Pray for us, Blessed Francis.

R. That we may be worthy of the promises of Christ.

Lauds:

Ant. Let him that would come after Me de deny himself, take up his cross and follow Me.

V. A crown of gold is on his head.

R. Signed with the sign of sanctity.

Second Vespers:

Ant. This is he for the law of his God delivered himself to death. He did not hesitate to die; he was slain by the wicked and lives forever with Christ: he followed the Lamb and has received the palm.

V. Pray for us, Blessed Francis

R. That we may be made worthy of the promises of Christ.

Prayer:

Let us Pray: O God, who didst strengthen with wonderful constancy the faith of Thy Blessed martyr, Francis, grant propitiously to Thy church, that aided by his prayer it may deserve to celebrate in all places new triumphs of faith. Through Christ our Lord. Amen.


SOURCE : http://www.willingshepherds.org/Dominican%20Saints%20I.html#Francis Capillas

San Francesco Fernandez de Capillas Sacerdote domenicano, martire


Baquerin de Campos (Palencia), 14 agosto 1607 – Fogan (Cina), 15 gennaio 1648

Nato a Baquerín de Campos, nella diocesi di Palencia, vestì l'abito domenicano a 17 anni nel convento di s. Paolo a Valladolid. Ancora diacono partì per le Filippine e di qui - dopo un decennio di ministero sacerdotale - passò in Cina. Prodigò nella provincia di Fo-Kìen ogni sua energia per la diffusione del Vangelo. I magnifici risultati della sua attività gli meritarono l'odio dei tartari. Caduto nelle loro mani presso Fuan, rifiutò di apostatare la fede e fu sottoposto a raffinate torture, che sopportò con letizia per amore di Cristo. Il 15 gennaio, la decapitazione coronò l'ideale missionario vagheggiato sin dall'infanzia: la Chiesa ebbe così il primo martire dell'impero cinese.

Emblema: Palma

Martirologio Romano: Nella città di Fu’an nella provincia del Fujian in Cina, san Francesco Fernández de Capillas, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire: dopo avere portato il nome di Cristo nelle isole Filippine e nel Fujian, durante la persecuzione dei Tartari fu qui gettato a lungo in carcere e infine decapitato.

La presenza del Cristianesimo e segnatamente del Cattolicesimo, ha avuto sin dal XII secolo, nel quale cominciò ad affacciarsi in Cina, degli alti e bassi e purtroppo anche ricorrenti sanguinose persecuzioni, con centinaia di missionari e migliaia di fedeli uccisi in odio alla fede cristiana. 

Nei secoli XII e XIII, il Cristianesimo cominciò ad affermarsi nel vasto Impero cinese, ma con l’avvento al potere della dinastia dei Ming nel 1370, ci fu una battuta d’arresto e di cristianesimo non se ne parlò più fino alla fine del secolo XVI.

La ripresa dell’evangelizzazione si ebbe soprattutto con il gesuita Matteo Ricci (1552-1610) arrivato in Cina nel 1583, che con un fruttuoso apostolato fra i sapienti e i mandarini di Canton e di Nanchino, giunse il 4 gennaio 1601, ad entrare a Pechino e nel palazzo imperiale come letterato d’Occidente.

Con i suoi confratelli, padre Ricci si adattò per quanto possibile agli usi, costumi e mentalità cinesi, conseguendo uno splendido successo specie fra i notabili locali; i cristiani che nel 1584 erano appena tre, nel 1585 furono una ventina, nel 1605 un migliaio, nel 1608 più di duemila e nel 1610, anno della morte a Pechino del gesuita Matteo Ricci, erano più di 2500.

Le condizioni politiche continuarono ad essere favorevoli al cristianesimo, anche al tempo della dinastia Manciù (1644) e fino quasi alla morte dell’imperatore Kang-Hi, anche se nel 1648, in una isolata esplosione di violenza perse la vita il missionario domenicano san Francesco Fernandez de Capillas (1607-1648), protomartire della Cina, beatificato nel 1909 e canonizzato l’1-10-2000.

A seguito della questione dei riti cinesi e delle disposizioni provenienti dalla Santa Sede, l’imperatore Kang-Hi si inasprì, cominciando ad avversare i missionari cattolici, fino a bandirli dall’Impero aprendo così la via alle persecuzioni, che esplosero con i suoi successori.

Infatti nel 1724 l’imperatore Young-Cheng ordinò che si distruggessero le chiese e si scacciassero o arrestassero i missionari e si incarcerassero e decapitassero i cristiani; nel 1736-37 con Kien-Lung si proibì la predicazione della religione cristiana, furono esiliati tutti i missionari europei, uccidendone molti; rimasero a Pechino solo i Gesuiti francesi che godevano della fama di letterati, pittori, idraulici.

Bisogna dire che all’opera di evangelizzazione della Cina cooperarono, i Domenicani dal 1587, i Francescani dal 1590, gli Agostiniani dal 1680, i Lazzaristi dal 1711.

Nel 1747-48 si ebbero i cinque martiri domenicani Pietro Sanz, Francesco Serrano, Gioacchino Royo, Giovanni Alcober, Francesco Diaz.

Con la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 da parte di papa Clemente XIV, le missioni cinesi decaddero quasi completamente nelle città, mentre eroicamente gli altri Ordini religiosi, dispersi nelle varie regioni dell’Impero, continuarono a lavorare con eroismo e con gravi difficoltà.

Nel 1799 si avevano in Cina tre diocesi e tre vicariati apostolici, ma l’imperatore Kia-King era apertamente ostile al cristianesimo, i cui seguaci erano a torto sospettati di simpatia verso i gruppi ribelli alla sua autorità, cioè l’associazione della ‘Regione Celeste’.

Anche con questo imperatore scoppiò una nuova e sanguinosa persecuzione in tutto l’Impero, che durò fino alla sconfitta cinese nella guerra dell’oppio nel 1842; la libertà di religione subentrò con il trattato di Pechino del 1860.

Ci fermiamo qui con la storia del Cristianesimo in Cina, che continuò ad essere perseguitato nei decenni successivi, specie con i famosi violenti e sanguinari ‘Boxers’ nel 1900, sotto la protezione dell’imperatrice Tze-Hsi, e poi in epoca moderna con il regime maoista-comunista.

Francesco Fernandez de Capillas è il protomartire dei missionari in Cina, gloria e vanto dell’Ordine Domenicano.

Nacque a Baquerin dos Campos, diocesi di Valenza il 14 agosto 1607; a 17 anni entrò nell’Ordine dei Predicatori, vestendone l’abito nel convento di S. Paolo a Valladolid; ancora diacono partì missionario per le Filippine sbarcando a Manila.

Qui rimase per un decennio lavorando alacremente al fianco dei missionari e venendo ordinato sacerdote nel 1631; il suo campo di apostolato fu il distretto di Cagayan (Luzon), in cui poté raccogliere una meravigliosa fioritura di conversioni.

Anima apostolica e nel contempo ascetica, seppe congiungere allo zelo uno spirito di penitenza straordinaria, prendeva i suoi brevi riposi stendendosi sopra una croce di legno e volontariamente non si difendeva dalle punture degli insetti che infestavano la regione.

Egli considerò quegli anni trascorsi nelle Filippine, come un periodo di preparazione alla missione in Cina, che gli fu accordata nel 1642.

Fu associato nel viaggio e nella destinazione ad un altro missionario che ritornava via Formosa, a riprendere l’apostolato già iniziato nel Fukien; padre Francesco Fernandez de Capillas si impegnò con tutte le sue forze ad evangelizzare la regione, raccogliendo ottimi frutti nelle città di Fogan, Moyang e Ting-ten.

Ma nel 1644 alla dinastia cinese dei Ming, subentrò quella tartara dei Manciù, che ostili ai missionari presero subito a perseguitarli insieme ai fedeli cristiani.

Ai primi di dicembre del 1647, padre Francesco fu catturato mentre tornava da Fogan, dove si era recato ad amministrare i Sacramenti ad un infermo. Insultato e calunniato passò da un tribunale all’altro, subì la tortura dei malleoli (cioè stringere i piedi fra due asticelle, così da spostare le ossa).
Fu flagellato più volte a sangue, sopportando i tormenti senza grida di dolore, così da meravigliare giudici e torturatori, alla fine fu trasportato quasi moribondo in prigione dove erano rinchiusi i condannati a morte.

La sua condotta fu edificante, tale da suscitare l’ammirazione degli altri condannati a morte e degli stessi carcerieri, che permisero gli fosse passato del cibo per non farlo morire di fame.

Il 15 gennaio 1648 padre Francesco fu condannato a morte con l’accusa di aver diffuso false dottrine religiose e per aver sobillato il popolo contro i governanti.

La sentenza mediante decapitazione, fu eseguita a Fogan quel giorno stesso; la Chiesa ebbe così il primo martire del vasto Impero cinese. 

Fu beatificato da papa s. Pio X il 2 maggio 1909 insieme a 14 fedeli cinesi martiri e canonizzato insieme a 120 martiri in Cina, il 1° ottobre 2000 da papa Giovanni Paolo II; la loro memoria collettiva è al 9 luglio, mentre la celebrazione liturgica di s. Francesco Fernandez de Capillas è al 15 gennaio.

Autore: Antonio Borrelli



Dovremmo andare a scuola da lui, tutte le volte che ci sentiamo i “salvatori della patria”,migliori degli altri, indispensabili al funzionamento del nostro gruppo o della nostra parrocchia. Perché questi sentimenti, a lui, erano del tutto sconosciuti, anzi, raccontano i suoi biografi, “timoroso che Dio, a cagione dei suoi peccati, non usasse misericordia ai villaggi ai quali era diretto, prima di entrarvi si prostrava con la faccia per terra e implorava da lui perdono e pietà”. Nasce nel 1607 a Baquerin de Campos, nei pressi di Palencia e a 16 anni entra dai Domenicani, nel convento di Valladolid. Alla vocazione religiosa si aggiunge quella missionaria: è ancora diacono quando parte in direzione di Manila, via Messico, e vi arriva dopo un anno di navigazione, giusto in tempo per essere ordinato prete il 5 giugno 1632. Difficile da capire, per noi, la sua spiritualità, figlia del tempo in cui vive: grandi penitenze, invocate, cercate, procurate, nella convinzione che esse soltanto sono il lasciapassare per la conversione delle anime. Qualche esempio? Dorme sì sul letto, ma al posto del materasso ha sistemato una ruvida croce di legno, sulla quale ogni sera si distende, cercando di prendere sonno. Anche il sassolino, penetrato un giorno nella sua scarpa, lo considera un dono di Dio e si guarda bene dal liberarsene, anche quando questo gli penetra nel piede; peccato che, una volta arrivato a destinazione, debba ricorrere alle cure del medico per stroncare un’infezione già in atto. E, a vergogna di noi, che cerchiamo le posizione più comoda per pregare, lui sta ginocchioni; ma non solo per pregare, anche per studiare, preparar le prediche e scrivere la corrispondenza, tanto che sulle sue ginocchia sono presenti due vistose calli che tradiscono la sua incomoda posizione. Altri tempi, evidentemente, ed altra mentalità, con forme penitenziali che non è proprio il caso di imitare. Per il resto, non è perfetto, proprio come noi, ma si sforza per diventarlo. I confratelli gli hanno affidato la cura dei malati indigeni nell’ospedale attiguo al convento di Tocolana: si trova a suo perfetto agio e tutti sono ammirati nel vederlo trasformarsi in inserviente, infermiere, cuoco e cameriere. Ebbene: tanto è disinvolto in ospedale nel passare da una mansione più umile all’altra, quanto si vergogna nel farsi vedere dai connazionali per strada, carico di piatti, di pentole e secchi. E’ un suo lato debole che cerca di vincere giorno per giorno e che ce lo fa sentire simpatico e maggiormente nostro fratello. Le conversioni non si contano, anche forse perchè “pagate” a così caro prezzo; oppure anche perché quel povero prete, pur di cercare un’anima o portare i sacramenti ad un morente, si sottopone a qualsiasi fatica, sempre disponibile di giorno e di notte. Ma sicuramente e prima di tutto, perché la vita di quel prete “parla”: se ne accorgono anche i non credenti, che tessono il suo miglior elogio quando dicono di lui: “E’ un Padre che non guarda né a destra né a sinistra”, quasi a sottolineare che non perde tempo neanche con gli occhi, tanto è concentrato nel suo ministero. E chi lo accompagna nei suoi spostamenti deve ammettere: “Quando cammina, non va, vola; e io non posso tenergli dietro nel viaggio”. E non sono sempre spostamenti facili perché, egli stesso scrive, “quando passiamo tra i buddisti essi non fanno che maledirci, trattandoci da ladroni stranieri, burlandoci e schernendoci. Talvolta raccolgono pietre, facendo atto di tirarcele, e talvolta ce le tirano di fatto”. Ma questo, evidentemente, è niente in confronto a quello che lo attende. Nel capitolo provinciale del 1641 aveva chiesto e ottenuto di andare missionario in Cina, pienamente cosciente del rischio che correva. Per sei anni lavora nella missione cinese di Fogan, dove il 13 novembre 1647 viene arrestato dal governo tartaro, su istigazione dei mandarini locali. Raffinatissime torture lo aspettano, perché “bestemmiatore degli dei e sollevatore del popolo”; ovviamente “grandi cose” gli vengono promesse se rinnega la religione cristiana. Le torture stancano prima i carnefici di lui, che è certamente sostenuto dalla forza di Dio, ma è anche allenato a sopportar sofferenze. Per liberarsi di lui devono tagliarli la testa il 15 gennaio 1648 con un colpo di scimitarra: è il primo martire della Cina. Beatificato 100 anni fa, Francesco Fernadez de Capillas è stato canonizzato da Giovanni Paolo II° il 1° ottobre 2000.

Autore:
Gianpiero Pettiti

SOURCE : http://www.santiebeati.it/dettaglio/90873